La decisione della Corte costituzionale è una vittoria della scienza. A dirlo è Eugenia Tognotti, che spiega «una bocciatura solenne – data la fonte da cui proveniva – dei decreti Draghi sull’obbligo di vaccinazione sarebbe stata percepita come una vittoria dai No Vax e della galassia degli esitanti che, negli ultimi due anni, hanno instancabilmente predicato, da ogni possibile pulpito, contro i vaccini e le vaccinazioni con i più vari argomenti».
«Insistendo, per citarne solo alcuni, sul fatto che si trattava di un siero sperimentale, evocando danni ed effetti collaterali nascosti da varie autorità sanitarie, sottolineando il fatto che la stessa firma del consenso significava che c’era qualcosa di nascosto, di dubbio, di oscuro in quei vaccini che si pretendeva di imporre al personale sanitario e scolastico. Di fatto» sottolinea l’editorialista «nel giudicare “inammissibili”, o “non fondate”, le questioni proposte dal Tar, da vari tribunali e dal Consiglio di giustizia amministrativa siciliano, i 15 giudici della Consulta hanno di fatto affermato anche la validità del vaccino», afferma su La Stampa.
«Il suo ruolo nella tutela della salute collettiva, insieme alla inesistenza di effettive ragioni di violazione costituzionale. Proteste, polemiche, prese di posizione, controversie, ricorsi degli antivaccinisti assumevano come punto centrale l’articolo della Costituzione che dispone che il trattamento sanitario non può essere imposto a nessuno, se non per disposizione di legge. Secondo l’articolo 32, la salute non è soltanto un “diritto dell’individuo”, ma è anche, assolutamente, un “interesse della collettività”. E il rilievo anche “collettivo” della salute (salus suprema lex esto) può giustificare trattamenti sanitari obbligatori, come, appunto, l’obbligatorietà di alcuni vaccini nei casi strettamente previsti dalla legge».
«Insomma, la legge impositiva di un trattamento sanitario non è affatto incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute della collettività. La decisione di oggi» conclude Tognotti «segna sicuramente un punto fermo e fa chiarezza su libertà personale, autodeterminazione dell’oggetto, diritto alla salute, oltre che sul principio solidarietà fra individuo e collettività».








