Gli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti su Repubblica confutano la tesi degli osservatori secondo cui l’aumento delle spese militari (specialmente in Italia) avrebbe ricadute positive per l’economia e la ricerca tecnologica: “Quello che ci lascia perplessi – scrivono i due economisti – è la motivazione che viene spesso data da tanti politici e commentatori autorevoli: improvvisamente, in tanti scoprono che la spesa militare è una spesa ‘buona’, che aumenta il Pil e dà slancio all’economia.
I motivi non sono sempre chiari ma, schematicamente, c’è chi sostiene che la spesa per la difesa ha ricadute tecnologiche e stimola il Pil dal lato dell’offerta, e chi sostiene che l’acquisto di materiale bellico e l’aumento della consistenza degli eserciti ha un affetto keynesiano dal lato della domanda.
E ovviamente c’è chi sostiene che sono all’opera entrambi gli effetti. La teoria delle ricadute tecnologiche della spesa per la difesa ha una antica tradizione.
Ma l’Italia non è Israele. L’Italia non è nota per la sua tecnologia militare, se non forse in alcuni prodotti di nicchia. Anche ammettendo di spendere diciamo 10 miliardi in più all’anno sul settore della difesa (mezzo punto percentuale del Pil, una cifra enorme), è irrealistico pensare che improvvisamente si trasformi in un volano tecnologico per l’intera economia civile.
Ci sarà qualche ricaduta qua e là, ma se la giustificazione è il progresso tecnologico nel settore civile, allora meglio investire direttamente in ricerca e sviluppo in campo civile piuttosto che attendersi ricadute, realisticamente modeste e sicuramente aleatorie, dal settore militare nostrano.
Se la giustificazione per la maggiore spesa militare è che ha effetti espansivi, vi sono miriadi di possibili alternative anch’esse con effetti espansivi, e potenzialmente più desiderabili da tanti punti di vista. Il terzo motivo: se veramente è così ovvio che la spesa per la difesa ha effetti così potenti sia dal lato della offerta che da quello della domanda, perché non l’abbiamo aumentata prima?
Troviamo molto più lineare, convincente, ed onesto intellettualmente riconoscere che un aumento della spesa per la difesa era probabilmente opportuno già prima, non per le sue intrinseche proprietà benefiche ma per adempiere seriamente a degli impegni internazionali. Sarebbe preferibile che non fosse così – concludono – ma questa è la realtà. Il resto sono orpelli intellettuali con poco fondamento fattuale”.








