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[L’intervento integrale] Teo Luzi (Comandante Generale Arma dei Carabinieri): «Ambiente, violenza contro le donne, giovani, lavoro, PNRR. Ecco i cinque temi avvertiti dalla gente a cui l’Arma deve corrispondere»

Pubblichiamo il testo integrale dell’intervento del comandante generale dei Carabinieri, generale di Corpo d’Armata Teo Luzi,  per l’inaugurazione dell’anno accademico 2021/2022 della Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma.

L’inaugurazione dell’Anno Accademico è un passaggio significativo della vita dell’Istituto, i cui protagonisti sono gli Ufficiali frequentatori, che qui si preparano ai compiti che li attendono.

Quest’anno l’evento registra anche la partecipazione di oltre 1.000 Carabinieri, di ogni ruolo e grado, collegati in diretta streaming dalle sedi di servizio che, simbolicamente, rendono presente in questa aula l’intera Arma.

Oggi vorrei discostarmi dalla consuetudine che vede, in questa circostanza, il Comandante Generale illustrare lo “stato dell’Arma” e il rilevante apporto dell’Istituzione al sistema della sicurezza pubblica nazionale.

Oggi mi rivolgo ai veri attori del futuro che ci attende: i giovani Carabinieri e, in particolare, gli allievi di questo Istituto.

A loro dobbiamo ogni attenzione, consapevoli delle sfide che li attendono. Sfide insidiose e complesse, risparmiate alla mia generazione, che dovranno affrontare con determinazione per rendere ai cittadini un servizio esemplare.

Intendo proporre alcune brevi riflessioni su un tema decisivo: la centralità dei valori nell’azione istituzionale.

Senza una bussola etica nessuna strategia ha senso, specie nell’inedita stagione che stiamo vivendo.

L’Italia, profondamente ferita dalla pandemia, pur perdurando le difficoltà, si è riscoperta vincente perché capace di una forza morale che ha unito comportamenti giudiziosi e competenze organizzative, potendo contare, anche in questa emergenza, sui “propri” Carabinieri.

Una prospettiva etica che si pone in continuità con gli sforzi del passato. Saluto con immensa stima i Comandanti Generali che mi hanno preceduto, limpidi esempi di stile militare per tutti noi, ringraziandoli di cuore per l’eredità di assoluta dedizione all’Italia che ci hanno lasciato.

Indicherò i valori individuali che, tra i tanti, ritengo fondamentali per guidare, nell’attualità, l’azione di ogni Carabiniere: responsabilità del ruolo, consapevolezza dell’autorità rivestita e coerenza dell’esempio

Mi soffermerò, di seguito, sulle nuove sensibilità sociali che interpellano la coscienza dei cittadini e alle quali l’Istituzione è chiamata a fornire risposta, nel quadro complessivo dei bisogni di sicurezza della collettività.

Responsabilità del ruolo

Durante la fase più acuta della pandemia l’Italia si aspettava che i Carabinieri facessero il loro dovere. Non siamo mancati a questo impegno. Abbiamo continuato a vivere tra la gente, con fede e umanità, trovando, in questo, anche l’importante sostegno dell’Associazione Nazionale Carabinieri, nel vincolo inscindibile che lega diverse generazioni di servitori dello Stato.

Il Carabiniere esprime una straordinaria capacità di porsi in ascolto delle persone, che la gente sa e vuole ritrovare nelle nostre uniformi, riconosciute non solo come argine all’illegalità, ma anche come antidoto alle ansie della modernità.

L’orientamento al cittadino è, pertanto, il vero metro di valutazione dell’impegno di ciascun Carabiniere. Fuori da tale contesto, ogni dato operativo, pur ragguardevole negli andamenti crescenti, diventa un computo sterile, per nulla rappresentativo dell’esercizio delle nostre responsabilità.

Alcuni giorni orsono ho letto le parole indirizzate dal parroco di un quartiere degradato di Torino, al proprio Comandante di Stazione, al quale esprimeva le preoccupazioni degli abitanti.

Grazie per la cordialità ricevuta – così si è espresso il Parroco – Sono uscito dalla riunione rincuorato, non solo per i risultati che ora sono in campo. Per un prete di periferia, abituato ad ascoltare gli altri, essere ascoltato fa bene. Qui non è facile e i Carabinieri sono davvero i nostri custodi”.

Queste parole, nella loro spontaneità, colgono il significato più autentico della responsabilità del ruolo del Carabiniere nella società italiana.

Consapevolezza dell’autorità rivestita

L’Autorità, prima di ogni altra cosa, è servizio: servire i cittadini che confidano nell’intervento dello Stato; servire, da Comandanti, le donne e gli uomini affidati alla propria guida per garantire quell’intervento.

Ciascun Carabiniere sa che deve porsi al servizio dei cittadini con dedizione, rispetto e competenza. Chi ha il compito di difendere i diritti altrui, deve essere consapevole dei limiti da imporre ai propri, anteponendo il bene comune alle prospettive personali.

Per altro verso, ogni Comandante sa di dover dedicare le migliori energie al proprio Reparto, rifuggendo da valutazioni superficiali o dalla illusoria convinzione che rinviare i problemi equivalga a risolverli.

Il valore dell’Autorità non risiede nella posizione che si ricopre. Al Comandante che si ponga in cima ad una collina tutto sembrerà piccolo e lui sembrerà piccolo a tutti.

La nostra irrinunciabile condizione militare ci richiama ad un’etica del servizio del tutto differente: un impegno incessante che, scevro da ogni autoritarismo, non rinuncia alla fatica del confronto per far convergere la capacità di ciascuno verso l’obiettivo comune.

Coerenza dell’esempio

L’autorevolezza non è un abito da indossare e dismettere secondo convenienza. Si è autorevoli solo se si è coerenti.

Un filosofo del nostro tempo ha osservato che “la vera questione morale non consiste nella scelta, ma nel come si mantiene fede all’impegno assunto[1].

Ogni Carabiniere affida al giuramento la propria scelta di vita e vive quel momento con entusiasmo. Ma le intenzioni si misurano nel tempo, in un impegno continuo, costruttivo e sincero. In una sola parola: autentico.

Questa fedeltà ai valori non ha prezzo, ma comporta sempre un costo. Talvolta elevatissimo, come ci insegnano i nostri Caduti.

La memoria del loro sacrificio è una straordinaria eredità morale.

Tra i più luminosi esempi ricordo, da ultimo, il Carabiniere Vittorio IACOVACCI, ucciso in Congo, assieme all’Ambasciatore Luca ATTANASIO, nel corso di una missione a sostegno di un progetto umanitario.

Ringrazio il Signor Ministro della Difesa per aver proposto la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria del nostro Eroe, ricompensa concessa lo scorso 23 dicembre dal Presidente della Repubblica.

Interpretando il sentimento di tutti i Carabinieri, rivolgo al Presidente Mattarella il pensiero più deferente e caloroso, rinnovando il nostro impegno di fedeltà, che continua a trovare nel Suo esempio un riferimento emblematico di amore per l’Italia.

Ho tratteggiato la “grammatica etica” del Carabiniere.

Attraverso la lente di questi valori individuali desidero ora mettere a fuoco cinque temi, oggigiorno fortemente avvertiti dalla gente e ai quali l’Arma deve corrispondere con scelte operative aderenti.

Questi temi non esauriscono la domanda di sicurezza espressa dai cittadini. Li ho scelti perché in grado di condizionare, più di altri, l’ottimismo sociale di cui l’Italia ha bisogno.

Il primo è la protezione dell’ambiente.

Il deterioramento dell’ambiente è una pandemia più lenta del coronavirus, ma non meno rischiosa. Come ci ricorda incessantemente Papa Francesco: è il tempo di prenderci cura, tutti assieme, della “nostra casa comune[2].

L’Arma esprime oggi una straordinaria funzione di “prossimità ambientale”. Siamo consapevoli che da soli non possiamo dare soluzione a un problema tanto complesso, ma siamo determinati a fare la nostra parte, conducendo la missione verde che ci è stata affidata, a tutela della qualità della vita dei cittadini.

In questo ambito, tutta l’Arma ha maturato, negli ultimi decenni, qualificate competenze, nella prevenzione e nelle investigazioni, che oggi trovano ulteriore espressione nella spiccata professionalità dei Carabinieri forestali, le cui tradizioni sono rappresentate dall’Associazione Nazionale Forestali.

L’organizzazione e le capacità dei Carabinieri forestali sono davvero un unicum a livello mondiale. Per questo, nell’anno trascorso abbiamo posto a disposizione dell’Autorità di Governo anche questa nostra expertise per iniziative di “diplomazia ambientale”, in un settore per sua natura globale, in collaborazione con le Nazioni unite, la FAO, l’UNESCO e l’Unione europea.

Altro tema è la violenza contro le donne.

Nel 2021, i femminicidi hanno segnato un aumento di oltre il 5% rispetto al 2020 e sono stati registrati ben 47.000 casi di “codice rosso”.

L’Italia si è dotata di un apparato penale tra i più avanzati in Europa. Tuttavia il solo approccio repressivo, pur irrinunciabile, non è risolutivo. Pesano fattori di ordine culturale, che condizionano lo stesso percorso di consapevolezza delle vittime.

Per questo, l’Arma è impegnata nel potenziare la propria Rete nazionale di monitoraggio sul fenomeno della violenza di genere, che conta oltre 370 ufficiali di polizia giudiziaria, appositamente formati sul territorio, con l’obiettivo di sostenere le vittime nel loro percorso di denuncia.

In quest’opera siamo affiancati dagli Enti e dalle Associazioni impegnate nella tutela dei diritti delle donne e partecipiamo anche a iniziative educative per la diffusione della cultura del rispetto e della parità tra i generi.

Terzo tema in rilievo è la condizione giovanile.

La superficialità delle relazioni interpersonali, la ricerca compulsiva di gratificazioni istantanee, fortemente condizionata dal web, alimentano un’onda lunga di disagi, acuiti dalla pandemia, che possono trasformare la naturale esuberanza dell’età in aggressività gratuita, fonte anche del cyberbullismo.

Questo malessere può generare anche occasioni negative di aggregazione. Con crescente frequenza, registriamo scorribande e danneggiamenti irrazionali, organizzati spesso attraverso i social network, da gruppi giovanili, composti anche da minorenni.

Su questo fronte l’Arma ha aperto una riflessione, lavorando per anticipare situazioni di possibile rischio, attraverso il pattugliamento della rete internet, con l’obiettivo di disinnescare sul nascere derive pericolose per la stessa incolumità dei ragazzi.

L’ascolto dovuto a tutti i cittadini è ancor più importante verso i giovani. Per questo, i Carabinieri collaborano con presidi e insegnanti, per diffondere i principi di una buona cittadinanza e infrenare la preoccupante diffusione di droga e alcol.

Quarto tema è la dignità del lavoro.

L’articolo 4 della Costituzione ci ricorda che ogni cittadino deve concorrere con la propria attività o la propria funzione “al progresso materiale o spirituale della società”.

Ma non esiste occupazione senza dignità.

Gli oltre 550.000 infortuni del 2021, con più di 1.200 morti, feriscono la nostra coscienza e sono un monito a salvaguardare la sicurezza sui luoghi di lavoro: diritto fondamentale in ogni società che voglia dirsi autenticamente “civile”.

Non è privo di significato che il più antico dei Reparti speciali dell’Arma sia proprio il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, costituito nel 1926.

Un impegno lungo quasi un secolo, contro ogni forma di sfruttamento, che oggi rivolge la sua attenzione anche alla gig economy, nelle cui dinamiche si insinuano i rischi di una insana precarietà.

L’Arma ha fatto tanto, ma ancor di più dovrà fare, assieme alle altre Istituzioni e alle imprese con le quali condividiamo questa responsabilità.

Per questo, abbiamo accolto con grande soddisfazione il provvedimento del Governo per l’incremento organico del Reparto, anche in vista dei controlli sulle opere che deriveranno dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Ultimo tema è proprio quello della salvaguardia del PNRR.

Il Piano è molto più di un programma di sostegno economico.

È un progetto ambizioso di trasformazione sociale, digitale e ambientale nel quale i cittadini – e tra questi i più giovani – ripongono le speranze di un futuro migliore.

Per questo, è necessario preservare il tessuto economico dall’affarismo predatorio delle mafie e dall’interesse subdolo dei fenomeni di corruzione.

L’Arma fornisce il proprio qualificato contributo a tutti i consessi, centrali e provinciali, per il monitoraggio delle misure di sostegno alle famiglie e alle imprese, in piena unità d’intenti con il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, i Prefetti, le altre Forze di polizia e gli Organi di informazione per la sicurezza.

Contestualmente, l’Istituzione dedica importanti risorse investigative per contrastare i gruppi criminali e intercettare i loro interessi economici. Le indagini condotte negli ultimi cinque anni hanno consentito l’arresto di oltre 3.400 mafiosi e il sequestro di beni per oltre 8 miliardi di euro.

La prospettiva etica e sociale sin qui delineata sollecita un’ultima riflessione sul valore della formazione.

Fare il Carabiniere non significa semplicemente avere un’occupazione. È qualcosa di più. È una missione che ha bisogno di una trama etica solida, da tessere incessantemente, con un’opera di formazione permanente.

Si tratta di fornire strumenti tecnico-giuridici, affinché il Carabiniere possa agire con incisività nella prevenzione e nel contrasto del crimine. Tuttavia, questa operatività sarebbe incompiuta senza la maturazione di una coscienza professionale.

Una lezione che ho imparato nel corso della mia carriera è che le persone sono sempre più importanti delle procedure, perché i comportamenti virtuosi sono gli unici davvero in grado di rassicurare i cittadini.

Tra queste condotte, talune assumono un rilievo particolarmente significativo nell’attualità che viviamo.

Parlo di rispetto, di prossimità e di solidarietà: veri e propri collanti della cultura organizzativa dell’Arma, che dobbiamo costantemente aggiornare alle esigenze della modernità.

Il rispetto per la dignità di tutte le persone è la garanzia di quel “patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni libere e democratiche”[3] che fonda la nostra Repubblica, come ci ha ricordato il Presidente Mattarella all’avvio del suo secondo mandato.

Il cittadino che entri in una caserma dell’Arma sa che lì incontrerà il volto dello Stato. Un volto che non può indulgere mai a superficialità o, peggio, cedere ad arroganza e protervia.

La prossimità è l’attitudine che consente di procedere il più vicino possibile alle persone che siamo chiamati a proteggere.

Un’attitudine da assicurare oggi anche con le più avanzate conoscenze tecnologiche, per estendere al mondo virtuale della rete ciò che il cittadino riceve, da sempre, nel mondo reale.

La solidarietà si esprime anche nell’approccio verso popolazioni e culture diverse, nelle attività di prevenzione avanzata, a tutela del sistema Paese, che svolgiamo all’estero, al fianco delle altre Forze armate.

Un numero crescente di Stati in via di sviluppo guarda con interesse al modello dell’Arma, non solo per l’efficienza gestionale che esprime, ma soprattutto per quella capacità di dialogo con la gente, che – come già detto – è un tratto distintivo della nostra “cultura della sicurezza”.

Nel chiudere l’intervento mi rivolgo direttamente a voi, Ufficiali allievi.

Ho tratteggiato l’identità dell’Arma e la sua matrice di valori.

Questi temi vi vengono ogni giorno ricordati dai vostri straordinari docenti, militari e civili, che ringrazio per quanto fanno.

Vi aggiungo la mia esortazione, con l’impagabile orgoglio di essere il vostro Comandante Generale.

Siate credibili. Perché dalla vostra credibilità dipenderà l’affidabilità dell’Arma e la soddisfazione di appartenere ad una grande Istituzione di questo Paese.

Siate entusiasti. Perché così potrete trasmettere agli italiani l’ottimismo necessario per affrontare le incognite del futuro.

Siate generosi. Perché la generosità vi renderà protagonisti della società, ottenendo la considerazione della gente, che costituisce la ricompensa più autentica della nostra missione.

In un mondo in cui tutti vogliono di più, VOI potrete essere di più: servire lo Stato, servire i cittadini, è un privilegio che vi renderà migliori.

Quest’anno ricorre il 40° anniversario dall’eccidio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Voglio ricordare alcune Sue parole:

 “… se non avessi avuto quest’ansia di servire la nostra Istituzione, senza riserve, vi sarebbe stato, qualche volta, un cedimento, una flessione. Io vi invito perciò a credere. Se crederete, state certi che troverete sempre intorno a voi coloro che crederanno”.

Vi consegno questo pensiero come è stato consegnato a me dal Generale Dalla Chiesa, nel 1982, quando ero allievo al vostro posto.


[1]     Agnes HELLER, filosofa ungherese (1929 – 2019).

[2]     Lettera enciclica “Laudato sì” del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune, del 24 maggio 2015.

[3]     Messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Parlamento (Palazzo Montecitorio, 3 febbraio 2022).

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