La prossima settimana potrebbe arrivare al Consiglio dei Ministri il decreto Pnrr-3 su cui il governo sta lavorando. E l’evoluzione delle bozze allarga il raggio d’azione del dimezzamento dei tempi, che nei primi testi circolati nei giorni scorsi aveva già interessato i termini per i pareri e le intese con gli enti territoriali e le scadenze dei ricorsi, unificati al Tar del Lazio. In una nuova bozza circolata ieri, scrive Il Sole 24 Ore, la tagliola scatta anche per i poteri sostitutivi che il governo può mettere in campo quando un soggetto attuatore si ingolfi in ritardi che mettono «a rischio il conseguimento degli obiettivi intermedi e finali del Pnrr».
Il meccanismo, costruito dal decreto sulla governance del Piano (Dl 77/2021, articolo 12) prevede che in questi casi Palazzo Chigi, su proposta della Cabina di regia o del ministro competente, assegni al soggetto attuatore un termine per adempiere al massimo di 30 giorni. Con la nuova regola, i giorni diventerebbero 15. Nella delibera, poi, il consiglio dei ministri potrà autorizzare la deroga alle leggi ordinarie concessa ai commissari, che quindi potrà scattare anche senza l’obbligo di autorizzazione preventiva da parte della Cabina di regia. Le nuove regole si potranno applicare collettivamente anche ai casi di ritardi che riguardano una pluralità di interventi o addirittura un intero filone del Piano.








