I giorni bui del Teatro Petruzzelli di Bari, costretto a vivere solo online

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La città di Bari è strettamente legata ad un santo, il quale è venerato dalla chiesa cattolica, ma anche di quella ortodossa e da altre confessioni cristiane.

Ci si riferisce a San Nicola, nato nel 270 d.C. circa in Turchia e morto in tal suolo, a Myra, dove fu vescovo per acclamamazione.

Le sue spoglie rimangono in questa città fino al 1087 poi, quando viene assediata dai musulmani, due spedizioni, una veneziana e l’altra di marinai della città di Bari, cercarono di impossessarsi delle reliquie.

Vi riuscirono i baresi ed intorno ad esse nacque la Basilica di San Nicola, vanto ed identità di una città.

Ma vi è un altra costruzione – “recente” rispetto alla basilica – per cui la città di Bari riceve onori. Questo è il teatro Petruzzelli, il quarto in Italia per grandezza. Esso nasce alla fine dell’Ottocento, quando le conquiste della Rivoluzione Industriale, avevano prodotto già un congruo insieme di novità che avevano cambiato il corso di millenni di storia.

Infatti il Petruzzelli sorge dotato di riscaldamento, di luce elettrica e di tante altre comodità di cui furono privi, ai primordi, i suoi illustri antenati. Ma nella sua essenza, esso è un gioiello di architettura e decorazioni. 

Venne costruito dal 1898 al 1903, da una famiglia triestina, i Petruzzelli, commercianti ed armatori. Il progetto fu dell’ingegnere Angelo Cicciomessere, poi diventato Messeni per un decrero reale. Il pittore ed incisore Raffaele Armanise, si occupò degli affreschi, coadiuvato da Giuseppe Aprea. I decori sono in oro zecchino e lo pongono con immediatezza, come uno dei più interessanti teatri italiani. Circostanza non facile considerato che la concorrenza consta dei più blasonati teatri al mondo. 

L’inaugurazione avvenne il 14 febbraio del 1903, con “Les Huguenots” di Giacomo Mayebeer.

L’attività inizia frenetica. Le stagioni del Petruzzelli sono state sempre tra le più qualitative d’Italia, con i grandi classici del repertorio lirico, in cui le rappresentazioni di Verdi e Puccini sono indelebili. Negli anni salgono sul palcoscenico Alfredo Klaus, Tito Skipa, Mario del Monaco, Beniamino Gigli, Renata Tebaldi, Renato Bruson e Von Karajan, che diresse un’opera. 

Appena si entrava nella struttura vi era il foyer e nella platea un corridoio centrale. Poi vi erano i palchi e nella parte alta le tribune. Il teatro non aveva un palco reale, perché era stato concepito come teatro del popolo. Infatti il comune aveva messo a disposizione un suolo ampio, per far costruire ai Petruzzelli un luogo artistico che potesse ospitare tutti i baresi. Quello precedente non li conteneva.

Nel 1954 il Petruzzelli venne classificato come “Monumento di interesse storico ed artistico” e quindi sottoposto alla relativa legge di tutela.

Si è usato sin ora il verbo al passato, perché il Petruzzelli fu vittima di sciagura immensa nel 1991. Il teatro venne distrutto da un incendio. Ciò avvenne tra il 26 e 27 dicembre. E caso surreale è che l’ultimo spettacolo che andò in scena, riguardava un rogo.

È triste dover parlare di incendi quando si parla di arte e cultura, ma come per la Fenice di Venezia, il Petruzzelli dovette risorgere dalle sue ceneri. Fu avviata dunque un’opera di ricostruzione. 

Quella notte il crollo della cupola, paradossalmente, determinò il soffocamento delle fiamme. La cupola, dunque, che salva il resto.

I lavori iniziano con una prima fase che va dal 1993 al 1998. Nel 2005 viene recuperato il foyer, di cui si era salvata parte. E fu effettuata opera di consolidamento delle mura e la strutturazione degli impianti. 

Non ci addentreremo nelle inevitabili dispute sorte intorno al teatro e alla vicenda giudiziaria, perché in tal sede di occupiamo solo degli aspetti artistici. Ma essi furono complessi.

Il Petruzzelli riapre il 4 ottobre del 2009, quindi a 18 anni dalla sera dell’incendio. A dicembre viene organizzata la prima stagione lirica. Va in scena “Turandot” di Giacomo Puccini.

Vi sono eventi particolari legati alla vita artistica del teatro, che vanno menzionati. Come l’essere il luogo dove sono state girate nel 1988, le scende del film di Franco Zeffirelli: “Il giovane Toscanini”.

Prima ancora, nel 1973, due colonne del cinema italiano, come Alberto Sordi e Monica Vitti, vi recitarono per il celebre film “Polvere di stelle”.

Sul palcoscenico immenso del teatro, hanno ballato Rudolf Nureev, con altri grandi protagonisti della danza mondiale.

E poi hanno cantato, nella splendida acustica, le voci di Luciano Pavarotti, Placido Domingo e Josè Carreras.

Lo hanno calcato anche Antonio de Curtis ed Edoardo De Filippo.

Basta un colpo d’occhio, anche indirettamente – da un filmato o da una foto – per percepire la dimensione maestosa del Petruzzelli. Adatta a far dimenticare “un prima e un poi”, tracciando una linea di continuità di esso.

Gli stucchi, le decorazioni, le statue, i palchi, i dipinti, gli affreschi, il foyer, il colore rosso intenso dei sedili mescolato a quello oro del resto, fanno di questo teatro l’ennesimo orgoglio della nazione, da esibire anche fuori di essa.

Ed in questi giorni bui, in cui il coronavirus ha cambiato le vite degli individui, questo luogo ha pagato il suo scotto.

Le interruzioni dovute a disposizioni di leggi ne hanno interrotto il suo cammino. E per continuare, dopo le aperture momentanee, si è ricorsi al web. E quindi il sito istituzionale, il profilo Facebook ed il canale YouTube. 

Dichiara alla fine di ottobre il sovrintendente del Teatro Massimo Biscardi: “Certamente lo streaming non potrà sostituire l’emozione e la partecipazione che i concerti dal vivo offrono, ma è il segno che la Fondazione si impegna, anche in questo momento difficile, ad entrare nelle case del proprio pubblico, con la qualità dei propri musicisti, dei grandi direttori d’orchestra ed i solisti d’eccezione che continueranno a calcare il palcoscenico del Petuzzelli.” 

E così è stato, sino a quando una quasi normalità, non lo restituirà alla sua propensione e dimensione, quella del mondo dell’arte e della cultura.

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