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Sulle concessioni balneari la soluzione italiana è ancora in alto mare | Lo scenario

Tanto tuonò che piovve.

La lettera-parere della Commissione Europea del 16 novembre, che ribadisce l’illegittimità delle proroghe per legge delle concessioni balneari scadute e l’obbligo della messa a gara, non è giunta inaspettata al governo italiano.

Il dialogo avviato dopo la prima messa in mora non ha portato ad alcun risultato.

Anzi, il Parlamento italiano ha disposto un’ulteriore proroga per legge a fine 2024 delle concessioni scadute.

Ha addirittura vietato ai comuni di pubblicare i bandi di gara per individuare i nuovi concessionari (leggi 118/2022 e 14/2023).

Nel frattempo il Consiglio di Stato nel confermare l’illegittimità delle proroghe automatiche ha accertato che le coste balneabili sono una risorsa scarsa (Adunanza plenaria 17 e 18/2021).

Infatti in base ai dati forniti dal sistema informativo del demanio marittimo (Sid) quasi il 50% delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari, con picchi del 70% in alcune Regioni (Liguria, Emilia-Romagna e Campania).

Secondo il Consiglio di Stato, gran parte della costa libera residua non è fruibile per finalità turistico-ricreative perché soggetta a erosione, inquinata o abbandonata.

La lettera-parere della Commissione Europea dà sostanzialmente ragione al Consiglio di Stato e smentisce le risultanze pubblicate qualche settimana fa da un tavolo tecnico istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri allo scopo di definire i criteri per stabilire la scarsità della risorsa naturale.

Per sfuggire al rigore della Direttiva Bolkestein il tavolo tecnico aveva cercato di dimostrare che le coste italiane non sono una risorsa scarsa.

Infatti, solo il 33% delle coste è occupato da concessioni demaniali.

Ma questo calcolo, secondo la Commissione, non assume “come base di riferimento le aree demaniali effettivamente ed attualmente disponibili in capo ai comuni” per l’installazione di stabilimenti balneari.

Sono incluse anche le aree di costa di minore accessibilità, come quelle rocciose, che solo in via teorica potrebbero consentire l’installazione di strutture turistico-ricreative.

L’analisi, anche alla luce della giurisprudenza europea, deve essere non solo quantitativa, ma anche qualitativa.

Inoltre, la percentuale del 33% si riferisce a una valutazione globale a livello nazionale, mentre invece è richiesta un’analisi a livello di regioni e di singoli comuni.

noto infatti che in molti comuni della costa adriatica o tirrenica tutte le aree sfruttabili commercialmente sono già oggetto di concessione.

La Commissione ritiene anche che lo Stato italiano, prevedendo ulteriori proroghe automatiche e vietando ai comuni di pubblicare i bandi, abbia violato il dovere di leale cooperazione.

La lettera-parere della Commissione lascia dunque pochi spazi di manovra al governo e al Parlamento.

Il prossimo passo, nel caso in cui lo Stato italiano non si conformi entro due mesi, sarà un ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione Europea che accerterà la violazione degli obblighi nascenti dai Trattati e in caso di persistente inottemperanza applicherà sanzioni pecuniarie.

I tempi sono stretti.

Infatti, da un lato la proroga legale al 31 dicembre 2024 è già stata dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato secondo il quale le norme che le dispongono devono essere “disapplicate da qualunque organo dello Stato” (VI Sez.,1° marzo 2023, n. 2192).

Dall’altro lato, a fine anno scade anche il termine fissato dalle sentenze del Consiglio di Stato del 2021 che avevano concesso due anni di tempo ai comuni per bandire le nuove gare.

Vero è che queste sentenze sono state impugnate in Cassazione e si attende a breve il responso.

L’incertezza regna dunque sovrana.

Oltretutto gli attuali in questa fase non hanno alcun incentivo a operare gli investimenti necessari per migliorare la qualità dei servizi.

Più ragionevole sarebbe pensare a regole sui bandi di gara che valorizzino le professionalità e le esperienze acquisite, promuovano l’innovazione e riconoscano indennizzi adeguati ai concessionari non confermati.

Ma, com’è noto, non sempre il razionale diventa reale.

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