Sul Corriere della Sera Daniele Manca si occupa della manovra, e ricorda che in un Paese come il nostro ad alto debito, bassa crescita, spesa pubblica elevata, quel che è prioritario è evitare di danneggiare i conti pubblici.
La Legge di Bilancio 2025, osserva, almeno da questo punto di vista, sembra indicare una chiara volontà di andare in quella direzione.
E di farlo in una cornice che porta da qui a ben oltre l’anno prossimo.
Come peraltro richiesto dalle regole del nuovo Patto di stabilità europeo.
Pensare però che si tratti di una manovra dove magicamente tutti guadagnano e sia risolto il disagio palpabile nel Paese tra famiglie e imprese, significa essere fuori strada.
Il punto dolente resta sempre quello delle coperture, vale a dire dove trovare i soldi per finanziare le misure a vantaggio dei cittadini (un po’ meno delle imprese, come vedremo).
Una delle strade è fare un deficit aggiuntivo.
Che significa però caricare le generazioni future di nuovo debito.
La manovra è salita di taglia, da 25 si è passati a 30 miliardi, ma si è tenuto fermo (sinora) il deficit aggiuntivo a 9 miliardi.
È uno di quei numeri sui quali si è trattato in questi giorni.
La manovra di fatto non è ancora scritta.
Ma incardinarla su cifre certe serve, dal punto di vista politico, a evitare le fibrillazioni, anche nella maggioranza di governo, che hanno sempre caratterizzato questa fase dell’anno.
È una manovra che cambierà il corso della storia economica del Paese?
Bisogna essere estremamente chiari nel rispondere: no.
Soprattutto se si tolgono agevolazioni come quelle (l’Ace) che prevedevano vantaggi per le aziende che rimettevano gli utili ottenuti nelle loro imprese.
Che significava più investimenti e più assunzioni.
E quindi più crescita.
Buona parte di quei 30 miliardi (oltre il 50%) sono indirizzati alla conferma di alcune poste di bilancio importanti per i lavoratori.
Come il mantenimento della riduzione del cuneo fiscale.
I soldi per la Sanità arrivano ma saranno sempre troppo pochi a fronte di un Paese che invecchia.
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