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Sul Patto di Stabilità l’Italia non accetterà una riforma a qualunque costo | Lo scenario

Sulle proposte per la riforma del Patto di stabilità, di cui si sta discutendo intensamente in queste settimane tra gli Stati membri e si è discusso nel dibattito all’Ecofin oggi a Bruxelles, l’Italia, fanno sapere fonti del Mef, non è disposta a chiudere con un accordo a qualunque costo e se il compromesso che sarà proposto andasse in una direzione sfavorevole agli interessi del Paese, sarebbe pronta ad accettare piuttosto che resti in vigore il quadro precedente.

Molti paventano che si torni alle vecchie regole, ma per l’Italia, hanno osservato le fonti, questo non sarebbe comunque il male assoluto.

La presidenza spagnola di turno dell’Ecofin ha fatto finora un ottimo lavoro nell’ascoltare tutti i paesi membri e cercare di tener conto di tutte le loro posizioni e proposte di modifiche.

La bozza di compromesso comunque non è ancora chiusa, ci si sta ancora lavorando, fanno presente le fonti del Mef.

È un momento in cui ci sono discussioni che possono ancora cambiare le proposte sul tavolo.

E tra le modifiche proposte è positivo, e va nel senso voluto dall’Italia, che si assicuri che le spese per investimenti verdi e per la difesa vengano considerate in modo diverso, più favorevolmente nella valutazione del rispetto delle regole Ue da parte dei bilanci nazionali.

Le bozze che circolano non sono rigide, e su molti punti tendono a superare le rigidità del vecchio Patto di stabilità.

Se ci si accorda per un valore sostenibile per la riduzione del debito, per l’Italia non è un problema, il Paese deve intraprendere comunque un percorso virtuoso per liberarsi dal fardello dell’alto debito pubblico che pesa tanto sulla sua economia.

Ma ci sono anche alcuni passaggi a cui l’Italia non è favorevole.

In particolare, non convince la regola molto più rigida che vuole la Germania per la riduzione del deficit, anche se per il lungo termine.

Va bene applicare un percorso di aggiustamento di quattro-sette anni (come propone la Commissione), ma non se poi devi stare comunque sotto una soglia minima del deficit, a prescindere.

Insomma, hanno concluso le fonti, se deve accettare un nuovo Patto di stabilità che non convince, l’Italia preferisce tenersi il vecchio Patto.

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