Si può solo sperare in un ripensamento della maggioranza dopo le elezioni europee. La mancata ratifica del Mes da parte del Parlamento italiano comporta rischi (soprattutto per l’Italia) non calcolati in modo appropriato. Il Mes continua a esistere e a funzionare secondo le vecchie regole, cioè potrà essere attivato per eventuali crisi del debito sovrano dei paesi aderenti, compresa l’Italia. I paesi che vorranno accedere ai fondi del Mes dovranno non solo accettare le condizioni sul deficit e sulla dinamica del debito ma la loro richiesta dovrà anche ricevere il consenso degli altri paesi aderenti.
Dopo la nostra mancata ratifica della riforma, le condizioni poste all’Italia non credo sarebbero particolarmente accondiscendenti e non sarebbe facile ottenere l’approvazione degli altri, indispettiti dal contraddittorio comportamento italiano, in particolare di quello di due partiti che erano (da soli) al governo quando la riforma venne progettata (Lega e M5S) e di uno che esprimeva il Presidente del Consiglio (M5S) quando la riforma venne approvata dal governo.
La mancata approvazione della riforma impedisce di attivare il Mes come backstop per il fondo di risoluzione delle banche. Il che significa avere una rete di sicurezza più piccola (e quindi meno efficace) per tutti i paesi aderenti, cosa che non fa certo piacere ai nostri partner. Ma, ovviamente, non dovrebbe far piacere neanche al governo italiano che, di fronte alla crisi di qualche banca nazionale dovrebbe ricorrere nuovamente al fondo di solidarietà interbancaria e al già troppo stressato bilancio pubblico, magari nel bel mezzo di una procedura per deficit eccessivo che, come era prevedibile, è già stata annunciata dalla Commissione Europea. Una situazione davvero sgradevole.
Prima delle elezioni europee è difficile che gli altri paesi riescano a negoziare una riforma del Mes che escluda l’Italia (trattandosi di un trattato intergovernativo sarebbe giuridicamente possibile). Ma dopo le elezioni europee potrebbe accadere, con quali conseguenze sulla posizione del debito pubblico (e delle banche) italiane agli occhi degli speculatori internazionali non è troppo difficile immaginare. Si può solo sperare che, passata la “nuttata” elettorale, il Parlamento italiano (e in particolare la sua maggioranza) rinsaviscano, anche solo un po’.
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