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Stefano Pezzella, Banca Progetto: “La riforma delle PMI è incompiuta” | L’analisi

Una riforma importante, con novità interessanti per il mondo delle pmi italiane, ma che necessita di un ultimo tassello di cui è ancora priva e senza il quale il nuovo sistema di garanzie statali di sostegno al credito delle pmi rischia di essere depotenziato.

Lo segnala in un colloquio con Milano Finanza Stefano Pezzella, responsabile Finanza Agevolata di Banca Progetto, istituto specializzato in finanziamenti alle piccole imprese.

Che giudizio si può dare alla riforma del Fondo Centrale di Garanzia, dal sistema delle pmi?

Siamo un istituto nato per il sostegno al credito delle pmi attraverso strumenti di garanzia statale e dotato di struttura interna specializzata, e dal nostro punto di vista la riforma in vigore dal 1° gennaio 2024 in applicazione del Dl Anticipi prevede un passaggio meno drastico dalla normativa emergenziale che ha caratterizzato l’operatività degli ultimi quattro anni, verso la normativa pre-Covid del Fondo Centrale di Garanzia.

Questo rappresenta indiscutibilmente un vantaggio per il sistema imprese/banche, almeno fino a tutto il 2024.

Quali sono gli elementi di continuità?

Il mantenimento del plafond garantito, pari a 5 milioni per ogni singola impresa, è in teoria il punto cruciale della riforma, perché di fatto raddoppia il plafond rispetto alla normativa del 2019 (2,5 milioni).

Poi è stato semplificato lo schema di copertura della garanzia, che resta all’80% per le operazioni di investimento, di importo ridotto e di microcredito, per la cosiddetta nuova Sabatini; per start-up, start-up innovative, incubatori certificati e enti del terzo settore, mentre per le operazioni di liquidità la copertura vale il 55% per aziende con fasce 1 e 2 del modello di valutazione Mcc e 60% per imprese con fascia 3 e 4 del modello di valutazione Mcc.

Terminati i framework temporanei, la riforma ritorna all’esclusione delle imprese con fascia 5 del modello di valutazione Mcc.

E le differenze?

La differenza rispetto al passato riguarda la possibilità di garantire finanziamenti anche per le imprese small mid cap (con numero di dipendenti compreso tra 250 e 499, tenendo conto delle relazioni di associazioni e collegamento tra imprese) con coperture pari al 40% se investimento e 30% se liquidità.

Questa operatività attende però l’autorizzazione della Commissione Europea.

Con questo ritorno a una natura più selettiva rispetto al periodo emergenziale si supportano le imprese che intendono crescere nei loro mercati di riferimento attraverso gli investimenti.

Novità sui costi della garanzia?

È stato previsto l’azzeramento delle commissioni di garanzia per le microimprese, mentre le piccole aziende continueranno a pagare lo 0,5% e le medie l’1% dell’importo garantito (1,25% per le small mid cap), confermando allo stesso tempo l’esenzione della commissione per le tipologie di imprese contenute nella normativa di riferimento (per esempio le imprese al Sud, femminili e start up innovative).

Quindi solo notizie positive?

In realtà il settore è in attesa dell’approvazione da parte della Commissione Europea del metodo di calcolo dell’aiuto per importi di garantito compresi tra 2,5 e 5 milioni, per i regimi de minimis e di esenzione.

Per semplificare, usando una terminologia da addetti ai lavori, si tratta dell’approvazione del metodo di calcolo dell’Esl (Equivalente Sovvenzione Lordo) per le garanzie concesse e il contenuto nelle lettere di esito emanate dal Fondo Centrale di Garanzia.

Questo è il tassello che manca per completare e rendere pienamente operativa la riforma.

Cosa accade se non arriva questa approvazione del metodo di calcolo?

Senza questa autorizzazione comunitaria lo strumento di garanzia è depotenziato in quanto le aziende possono accedere solo fino al plafond di 2,5 milioni di massimo garantito e sono molte quelle che a oggi già lo superano.

Quindi il pallino è in mano ai ministeri italiani competenti e alla Commissione Ue.

Confidiamo che la loro interlocuzione sia positiva e costruttiva in tempi brevi, in modo da poter continuare, nel modo migliore, a essere interlocutori di riferimento per il sostegno delle pmi italiane.

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