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Stefano Lepri (La Stampa): «La guerra ha accentuato le difficoltà delle banche centrali degli Stati UE»

“La guerra in Ucraina minaccia di rendere intrattabili tutti i problemi che l’economia mondiale aveva già da prima. Sul crinale fra inflazione e recessione le banche centrali dei Paesi avanzati già si muovevano con difficoltà, ed ora è molto peggio”.

Stefano Lepri sulla Stampa dipinge un quadro tutt’altro che ottimista sul futuro dell’economia internazionale: “La crisi alimentare che può essere scatenata dal blocco dei porti del Mar Nero minaccia sconquassi mai visti prima, tra carestie e migrazioni.

Non c’è nemmeno il soccorso della Cina, che nella grande crisi finanziaria di 14 anni fa aveva sostenuto il mondo con la sua spinta di crescita.

Pur se non sappiamo ancora quanto grave sarà il fallimento della politica di «zero Covid» sulla quale si incaponisce Xi Jinping, di certo la seconda economia del pianeta rallenta parecchio, e ripiega su vecchi rimedi dal fiato corto.

Davvero molti nodi vengono al pettine, e ci vengono tutti insieme. La Borsa americana era da tempo su livelli troppo alti, e ora cade verso la temuta soglia del «Bear market», del livello oltre il quale i ribassi rischiano di autoalimentarsi.

Quando si arriva alle strette, tutti i rimedi hanno pesanti controindicazioni. Tanto che si ignora se gli aumenti dei tassi di interesse – medicina principale nel caso – risulteranno insufficienti oppure faranno anche troppo effetto, inducendo una recessione. I segnali che vengono dai dati, sui consumi e sull’occupazione, ancora non sono chiari.

Sottrarsi alla dipendenza energetica dalla Russia comporta una maggiore attenzione anche politica al Maghreb e all’Africa, per stabilizzare Paesi capaci di fornirci risorse.

Sarà un compito immane ricostruire l’Ucraina e aiutarla a rinnovare le sue istituzioni. Occorrerà un potere centrale europeo più robusto, con capacità di spendere.

Una recessione ancora non è in vista, ma potrebbero farsi pesanti gli effetti combinati di un rallentamento degli Usa, di una frenata della Cina, di carestie nei Paesi più poveri, di crisi debitorie in alcuni emergenti a causa dei tassi più alti.

L’Italia si trova nella paradossale situazione di avere un capo di governo all’altezza del momento, e un sistema politico prigioniero di sé stesso.

Ieri il Fondo monetario si è mostrato assai pessimista sulle prospettive della nostra economia: nemmeno i fondi del Pnrr ci faranno accelerare oltre un «appena sopra l’1%» negli anni futuri.

E intanto una parte della maggioranza continua a proteggere i balneari, che daranno il loro contributo all’inflazione facendoci pagare più cari gli ombrelloni questa estate”.

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