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Stefano Lepri (La Stampa): «Il grave errore della Lagarde e il test di sopportazione dello spread per l’Italia»

Dopo solo sei giorni, osserva sulla Stampa Stefano Lepri, Christine Lagarde ha dovuto ammettere di aver commesso un errore. L’argomento è lo stesso, i Paesi deboli dell’euro, su cui sbagliò all’inizio del suo mandato, nel marzo 2020. Ma allora si trattò di vera inesperienza.

Questa volta la Banca centrale europea si trova in una difficoltà reale: deve tenersi in equilibrio tra due rischi opposti.

L’impegno a difendere la compattezza dell’area euro c’è tutto, in linea di principio. La frase chiave l’aveva pronunciata la sera di ieri l’altro Isabel Schnabel, membro tedesco del direttorio Bce, «impegno senza limiti».

Senza limiti vuol dire che in caso di attacco speculativo a un Paese debole, come l’Italia, non ci sarà un tetto agli interventi possibili.

Il guaio è che se si offre la assoluta certezza di un sostegno senza limiti, i governi potrebbero sentirsi autorizzati a mosse irresponsabili, come nuovi aumenti dei deficit pubblici; specie dato che le regole di bilancio europee, quelle del Patto di stabilità, sono state sospese per un altro anno.

Quindi per far scattare il «senza limiti» occorreranno condizioni, garanzie. La Bce chiarirà le sue scelte nella prossima riunione del Consiglio, il 21 luglio.

Per ora, il risultato della mossa maldestra è che i mercati si sono fatti un’idea di quale sia il massimo livello sopportabile per lo «spread» dell’Italia, quello che ha reso urgente la correzione di rotta: 250 punti. Già pesante, per il nostro Paese; e speriamo che non provino a testarlo nelle prossime 5 settimane.

Certo è che la Bce è oggi diversa da quella che era durante il mandato di Mario Draghi, dal 2011 al 2019.

Ma sono diversi anche i tempi. Draghi aveva tenuto i «falchi» in pressoché costante minoranza. Oggi, di fronte a una inflazione prima inattesa e poi persistente, questi hanno buone ragioni da vantare.

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