Su Repubblica Stefano Folli ragiona sul ‘dopo Salvini’ che, a suo dire, “è già iniziato”: “Fino a qualche giorno fa – scrive l’editorialista – era opinione comune che Matteo Salvini fosse un personaggio politico in declino, sì, ma in grado di arrivare alle elezioni del 2023 e lì giocarsi le sue residue possibilità.
I sondaggi lo fotografavano intorno al 15 per cento, ossia meno della metà dei voti ottenuti nelle Europee del 2019, ma pur sempre più di quel che raccoglieva la Lega prima dell’avvento del cosiddetto ‘capitano’.
Ora le certezze sembrano sul punto di sgretolarsi. Come spesso avviene nella Storia, un evento figlio del caso o di un grossolano errore finisce per scoperchiare la pentola in cui l’acqua già stava bollendo, benché si facesse finta di non vedere.
L’evento è naturalmente la mancata missione in Russia, su cui è già stato detto tutto. Quel che colpisce è che Salvini abbia preferito imbarcarsi in una simile, imprudente avventura invece di dedicarsi alla campagna per i referendum sulla giustizia del 12 giugno.
È come se il capo leghista, uno dei maggiori promotori della consultazione, non avesse alcuna fiducia nella possibilità di raggiungere il quorum.
Evidentemente – osserva Folli – non era un impegno strategico per la Lega, ma solo un diversivo. La vicenda russa, su cui era stato fatto un investimento politico esclusivo, si è invece risolta in un doppio disastro.
Da un lato ha danneggiato l’immagine del governo, perché si è visto che un partito importante della maggioranza ha tentato di giocare una sua partita senza raccordarsi con Palazzo Chigi e la Farnesina.
Ma soprattutto il danno è per la Lega. Il dilettantismo è una colpa che in politica non si perdona. In ogni caso, oggi la Lega ha il problema del suo segretario. Il quale in condizioni normali sarebbe già stato sostituito. Qualche tempo fa l’affare della maglietta putiniana in Polonia era suonato come un campanello d’allarme circa la lucidità dell’uomo.
Per un verso, la prospettiva di lasciare campo libero a Salvini ancora dieci mesi (e di fargli compilare le liste elettorali), inquieta tutti i maggiorenti leghisti. Per l’altro, agire dopo l’estate, o comunque prima del voto, richiede il coraggio della disperazione.
E non è detto che basti, se manca una tessitura e soprattutto un’idea di quale debba essere il ruolo della Lega nel dopo Salvini. Tutti – conclude – camminano su un filo sottile che potrebbe spezzarsi”.
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