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Stefano Folli (la Repubblica): «Vi spiego il problema di avere tre opposizioni distinte»

“Com’era prevedibile, l’esistenza di tre opposizioni prive di un minimo di coesione determina un disaccordo permanente sulla spartizione del potere”.

Così Stefano Folli su Repubblica sottolineando che “non c’entrano in modo diretto i grandi temi di prospettiva, il futuro del Pd e quello dei 5S o le manovre ‘centriste’ di Calenda e Renzi.

In primo luogo è una questione di poltrone. Lo abbiamo visto ieri con il rinvio del Copasir, il comitato di controllo sull’attività dei servizi: è mancata l’intesa sul nome del presidente e se ne riparlerà la settimana prossima”.

A tale riguardo Folli ricorda il gioco delle sedie facendo notare che “oggi siamo nella stessa situazione: tre partiti girano intorno a due poltrone. Uno resterà con un pugno di mosche.

Quello che al momento si sente più tranquillo è il Pd, consapevole di essere la maggiore forza dell’opposizione. Almeno in base ai risultati, pur deludenti, del 25 settembre: perché se invece si segue la curva dei sondaggi successivi, ecco che il partito di Letta risulta ormai scavalcato dai ‘contiani’.

Mentre il cosiddetto Terzo polo sopravanza Forza Italia e persino la Lega salviniana. In ogni caso al Pd toccherebbe la presidenza di una commissione (il Copasir, nella persona dell’ex ministro Guerini) e ai 5S spetterebbe l’altra, la Rai. Ma si è visto che l’accordo era molto fragile, per usare un eufemismo.

Il problema è il conflitto irrisolto tra un movimento, il M5S, che Conte governa con un certo piglio e un Pd smarrito nei meandri di un congresso che in teoria si svolgerà nel 2023, ma che in pratica è già cominciato nello scontro tra notabili.

Ogni giorno che passa, l’avvocato del popolo si convince vieppiù di poter orientare il Pd, o almeno una parte di esso, su una linea che di fatto implica una sorta di sudditanza verso il M5S.

In altri tempi il braccio di ferro sulle due commissioni spettanti all’opposizione non sarebbe stato verosimile. Oggi invece diventa un passaggio della partita a tre che si sta svolgendo.

Nella quale Conte vuole tenere ai margini i suoi avversari dichiarati del Terzo polo — e questo è comprensibile — ma allo stesso tempo intende misurare fino a che punto può mortificare il Pd.

Così – conclude Folli – tira la corda sulle commissioni, ben sapendo che alla fine l’intesa non lo danneggerà, anzi”.

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