“All’inizio molti erano convinti che tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini ci fosse una sorta di gioco delle parti sulla politica estera, ma si è capito in fretta che non è così”.
Lo scrive Stefano Folli su Repubblica sottolineando come sia “evidente che sul tema delle sanzioni occidentali a Mosca si è aperta una questione di straordinaria rilevanza, paragonabile al dibattito del 1949 pro o contro l’adesione alla Nato.
Si stanno in altre parole decidendo gli equilibri internazionali del prossimo futuro: in particolare il rapporto euro-atlantico tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.
Ora, è già stato detto con buone ragioni che la posizione di Salvini rappresenta il tallone d’Achille del centrodestra, tanto da preoccupare non poco la premier in pectore Giorgia Meloni.
Tuttavia non è forse ancora chiaro a tutti quanto sia dirimente la questione internazionale nel momento in cui Putin compie un salto di qualità e arriva ad annunciare in modo esplicito che il gas sarà fornito all’Europa solo se e quando le sanzioni saranno eliminate. Un ricatto perfetto che non consente una linea ambigua nei governi ‘atlantici’.
O meglio – spiega Folli – si può anche immaginare che il nuovo esecutivo italiano introduca dei ‘distinguo’ e rompa la coesione occidentale, ma in tal caso le conseguenze saranno molto serie sul piano delle relazioni internazionali.
Dunque il problema si sposta dopo il voto, con un centrodestra che si prevede titolare di una solida maggioranza, ma non affidabile sul piano della politica estera a causa della posizione di Salvini.
Come si esce dal vicolo cieco? Una soluzione esiste, ma dipende più che mai dall’esito del voto. Una Lega capace di risalire la china negli ultimi giorni e di toccare almeno il 15-16 potrebbe pretendere un ruolo di primo piano nell’ipotetico governo Meloni. Non sarebbe facile negarglielo.
Viceversa, un Salvini che galleggiasse sul 12 per cento potrebbe essere appagato da un incarico istituzionale. È stata evocata persino la presidenza del Senato, che di solito – essendo la seconda carica dello Stato – non viene data a un capo politico in attività.
C’è da credere che stavolta si potrebbe fare un’eccezione – conclude – così da riaprire le trattative con una Lega tornata alla sua filosofia originaria di ‘sindacato del Nord’”.
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