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Stefano Cappellini (la Repubblica): «Le aspettative, i problemi e i limiti del progetto politico del centrosinistra»

“L’aspetto surreale del dopo amministrative è che, grazie agli ottimi risultati dei ballottaggi, il segretario del Partito democratico Enrico Letta è attorniato di consiglieri non sempre lucidissimi ma decisi a spiegargli qual è la lezione che si ricava dal voto dei Comuni”.

Stefano Cappellini su Repubblica guarda in casa centrosinistra nel post amministrative e analizza gli scenari per il Pd: “La notizia buona, per Letta, è che gli argomenti di questi consiglieri sono spesso parziali e facilmente confutabili: ciascuno di loro si aggrappa al risultato di una o due città che dimostrerebbe la propria tesi, ignorando i risultati delle altre che la confutano.

La notizia cattiva, sempre per Letta, è che questi consiglieri così impegnati a battibeccare sugli esiti elettorali sono proprio i leader dei partiti potenziali alleati nel cosiddetto campo largo del nuovo centrosinistra, cioè gli stessi in associazione ai quali Letta dovrebbe provare a battere Meloni e Salvini, citati in ordine di importanza, quando più conta e dove più sarà difficile, appunto alle elezioni nazionali dell’anno prossimo.

Se Letta non fosse Letta – scrive Cappellini – cioè un leader sempre molto costruttivo e talvolta fin troppo paziente, potrebbe a buon diritto rivendicare di aver vinto in molti Comuni nonostante i suoi litigiosi alleati anziché grazie a loro.

Ma se Letta fosse Letta, cioè un leader che nella propria carriera ha imparato a proprie spese dove porti galleggiare sui problemi piuttosto che affrontarli, dovrebbe anche riconoscere che sarà un’impresa notevole presentare agli elettori questa comitiva, sempre ammesso che riesca a radunarla, come una coalizione credibile per il governo del Paese.

Al di là dei veti incrociati, che alla fine probabilmente si risolveranno con l’autoesclusione di alcune forze, il problema è la latitanza di un vero progetto di programma comune, aggravata dai dissensi su una questione centrale come la guerra in Ucraina tra le due forze in teoria trainanti dell’alleanza, Pd e M5S.

Nelle città ci sono i sindaci a garantire su direzione e programma, quando si voterà per il governo sarà tutt’altra storia. Al momento l’unico modo di dare un senso a questo ‘campo’ più o meno largo è presentarlo come ‘argine alle destre’.

L’esperienza – conclude Cappellini – insegna che può funzionare con un pezzo di elettorato, il buon senso e l’onestà intellettuale suggeriscono che difficilmente la formula porterà lontano, persino se il responso delle urne dovesse essere favorevole”.

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