Le speculazioni sul prezzo dei carburanti non esistono, «è un’accusa senza fondamento, perché tra l’ultima settimana di dicembre e i primi giorni di gennaio il prezzo industriale dei carburanti, stante la sostanziale stabilità dei mercati internazionali, non è variato e la differenza che vediamo oggi è dovuta al solo aumento delle accise». Ad affermarlo è Claudio Spinaci, presidente dell’Unem, in un’intervista a La Stampa, precisando che «al momento secondo i dati dell’osservatorio ministeriale, in modalità self siamo, come media nazionale, intorno a 1,82 euro/litro per la benzina e a 1,88 per il gasolio, cioè circa 18-19 centesimi in più rispetto a quelli di fine anno.
Non vedo dove sarebbe la speculazione se la differenza è pari all’aumento delle accise Iva compresa». I prezzi salgono nonostante da novembre il Brent costi il 25% in meno, è l’obbiezione. «Nel serbatoio della nostra auto non mettiamo petrolio ma prodotti derivati dal processo di raffinazione» replica Spinaci. «Quindi, il benchmark per i carburanti non sono le quotazioni del greggio ma le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, il cosiddetto Platts Cif Med».
«Se guardiamo a questi indicatori e li confrontiamo con i prezzi industriali (cioè al netto delle tasse) dei carburanti, vediamo che da fine novembre ad oggi il Platts per la benzina è diminuito di circa 6 centesimi euro/litro, discesa più che riflessa nei prezzi industriali ridottisi di circa 12 centesimi; il gasolio è invece sceso, rispettivamente, di 4 e 14 centesimi. Cali che hanno permesso di “digerire” la prima parte della riduzione dello sconto scattata il 1° dicembre. Siamo in pratica tornati ai prezzi del 23 marzo dopo il taglio delle accise, ma senza il taglio. A livello industriale i nostri prezzi sono più bassi della media europea di 3-4 centesimi/litro».
Quindi di chi è la colpa dei rialzi?
«Il problema resta l’elevata tassazione, che però è un problema strutturale e va affrontato con una seria riforma. In Germania, ad esempio, il gasolio alla produzione costa oltre 15 cent in più, ma al consumo ne costa 3 in meno». Il Codacons ha chiesto all’Antitrust per verificare se voi produttori fate “cartello”. «Negli ultimi venti anni ci sono state almeno una decina di indagini dell’Antitrust, di Commissioni parlamentari e altri organismi di controllo sui prezzi che non hanno mai portato a nulla» evidenzia Spinaci. «I prezzi sono peraltro monitorati costantemente dai Ministeri competenti. Quanto all’accusa di “cartello”, appare anacronistica visto come è cambiato il mercato e il numero di operatori che è cresciuto a dismisura».
Per calmierare i prezzi bisogna ripristinare gli sconti?
«Tornare indietro sarebbe insostenibile economicamente visto che il taglio è costato circa un miliardo di euro al mese ed è il motivo per cui è stato eliminato» risponde il numero uno Unem. «Dobbiamo ricordarci che il gettito delle accise contribuisce al bilancio dello Stato e quindi sono soldi che andrebbero recuperati o con altre entrate o con tagli ai servizi. Occorre quindi un intervento strutturale del sistema fiscale che, tra l’altro, riavvicini le accise del nostro Paese a quelle europee, magari passando anche per la defiscalizzazione della componente bio che favorirebbe un maggiore sviluppo dei carburanti a basse emissioni di carbonio, essenziali per raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione dei trasporti».
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