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Roberto Sommella (Milano Finanza): «L’ultimo vero grande imprenditore italiano venuto da meno di zero»

Leonardo Del Vecchio era «forse l’ultimo italiano venuto da zero, anzi da meno di zero». A raccontare la storia dell’imprenditore, scomparso ieri a 87 anni, è Roberto Sommella: «I padri costituenti italiani passarono molte ore prima di decidere su cosa fosse fondata la neonata Repubblica italiana e su che termine usare nell’articolo uno della carta suprema. Optarono per “lavoro” e l’Italia del secondo dopo guerra e del boom economico fu letteralmente eretta a braccia nude su quel simbolo, lo stesso che ha contraddistinto la vita e le opere di Leonardo Del Vecchio, forse l’ultimo italiano venuto da zero, anzi da meno di zero».

«La scomparsa del patron di Luxottica, la fabbrica nata tra le montagne del bellunese, destinata a conquistare il mondo delle lenti e dei riflessi in una società sempre più globalizzata ed esposta alle mode, è anche la sparizione del principio sacrosanto dell’etica del lavoro. Quel lavoro che è stata la stella polare del giovane immigrato pugliese, finito dai Martinitt giovanissimo e dall’orfanotrofio uscito con un’idea ben precisa di quello che avrebbe voluto fare della sua vita: l’imprenditore che vive solo delle sue idee».

«Nell’Italia di oggi» sottolinea Sommella su Milano Finanza «quell’etica del lavoro è letteralmente scomparsa, in un Paese stretto tra crisi sistemiche, sociali ed economiche, in cui lo Stato spende 11 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza e d’emergenza per chi un’occupazione non ce l’ha e a volte non la cerca nemmeno, e trova solo pochi spiccioli per milioni di lavoratori che vedono erodersi i loro redditi dall’inflazione. L’apoteosi dell’ingiustizia sociale viene perpetrata senza che nessuno sia in grado di alzare la voce, di ricordare da che mondo veniamo: una storia fatta di sveglie al freddo, pedalate e botteghe da aprire con l’odore del ferro tritato nelle piccole fabbriche di cortile».

«Un mondo che ha trascinato il nostro Paese fuori dalla miseria, dalla catastrofe bellica e umanitaria, dall’analfabetismo, e che Del Vecchio ha rappresentato senza sfoggiare alcunché della sua ricchezza miliardaria. Ora, conclude Sommella, il futuro è nelle mani dei suoi successori famigliari nella cassaforte Delfin e del delfino che ne prenderà le redini: dovranno camminare nel solco dell’insegnamento weberiano di Del Vecchio, quello spirito del capitalismo che ha fatto del lavoro la sua religione. Il miglior investimento» conclude «è quello nelle proprie capacità, qualsiasi sia la classe sociale da cui si proviene. Mai intuizione fu più di successo e difficile da ripetere».

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