«Si tratta di un’altra mossa poco chiara» l’indicazione di un uso preferenziale del vaccino anti-Covid di AstraZeneca negli over 60. Ne è convinto Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, che in un’intervista a la Repubblica si confessa un po’ stupito dalla decisione annunciata ieri sera dalle autorità sanitarie nazionali.
«In questo modo – osserva – chi ha meno di 60 anni non se lo farà somministrare di certo». E «ci sarà anche il problema di chi ha già avuto la prima dose». Adesso «vediamo come agiranno le Regioni, se a loro volta avranno posizioni diverse di fronte alla raccomandazione».
«All’Ema – sottolinea – partecipano tutti i Paesi europei, però dopo i pareri dell’agenzia» regolatoria Ue «ogni Stato fa quello che vuole. Chi ha posto limiti ai 60 anni, chi a 65, chi parla di rischi per le donne, chi no».
«È incredibile» commenta Garattini. «Avere una sede europea per decidere su farmaci e vaccini era una delle poche cose utili fatte a livello continentale», e «l’agenzia ha detto che tutto poteva riprendere. Perché anche se ci fosse un nesso con queste rare trombosi, i benefici sono così elevati che purtroppo bisogna accettare qualche effetto collaterale».
«Non ci sono farmaci innocui, neanche vaccini – ricorda l’esperto -. Pure l’aspirina provoca emorragie in un caso su mille. Bisogna valutare se i danni che derivano da un certo trattamento sono così importanti da non essere comparabili con i benefici. Ma qui i benefici sono molto importanti. Nei Paesi dove la vaccinazione è estesa, ad esempio in Inghilterra che ha usato tantissimo AstraZeneca, – conclude Garattini – calano contagi, ricoveri e mortalità».
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