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Luigi Federico Signorini, DG Banca d’Italia: “La sfida della globalizzazione è ardua ma il futuro non può essere il protezionismo” | L’intervento

Riportiamo in allegato “Globalizzazione e frammentazione”, il testo dell’Intervento del Direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, all’incontro “Geopolitica, geodemografia e il mondo di domani” – Polo Universitario delle Scienze Sociali di Firenze.

Di seguito alcuni messaggi:

La globalizzazione ha contribuito a promuovere una crescita duratura e a ridurre la povertà su scala globale. Nel periodo dell’“iperglobalizzazione”, tra la fine degli anni ‘80 e gli anni 2000, il commercio mondiale è cresciuto a ritmi doppi rispetto al PIL globale. Alcuni dei fattori che l’hanno determinata, tuttavia, sembrano oggi tornare in discussione.

Gli scambi internazionali, che avevano ricominciato a espandersi dopo la pandemia, sono tornati a contrarsi alla fine dello scorso anno e sono previsti in netto rallentamento nell’anno in corso (1,8% la crescita reale del commercio prevista dalla Banca d’Italia per il 2023, da 5,4% nel 2022).

Gli eventi degli ultimi anni – la pandemia del 2020 e l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 – hanno acuito, in ogni parte del mondo, le preoccupazioni sull’esposizione delle economie agli shock globali, e hanno contribuito a una tendenza alla frammentazione dei rapporti politici ed economici tra paesi e regioni.

I rischi legati a una possibile frammentazione radicale sono palesi. Secondo il Fondo monetario internazionale, l’introduzione di massicce restrizioni al commercio di beni e servizi potrebbe determinare perdite fino al 7% del PIL mondiale.

Che fare dunque? Rinchiudersi strettamente all’interno di confini nazionali (o, per noi, europei), non è solo costoso; è probabilmente impossibile. Un po’ di reshoring forse avrà luogo, ma è dubbio che questo processo possa cambiare in modo radicale la divisione internazionale del lavoro, dati gli ingenti investimenti del passato e la straordinaria connettività che caratterizza il mondo di oggi.

L’alternativa del friendshoring, ossia confinare le catene del valore in paesi considerati amici, può essere praticabile; ma si scontra col peso degli investimenti irrecuperabili del passato, con la distribuzione fisica degli input di risorse naturali e con la difficoltà di stabilire una volta per tutte chi rientra nel gruppo fidato e chi no.

Resta la sfida, di preservare quanto nelle condizioni attuali si può del funzionamento delle istituzioni multilaterali (G20, Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Organizzazione mondiale del commercio). L’accesso alle risorse naturali, il trasferimento della tecnologia, l’ordinato funzionamento della finanza globale, la gestione dei flussi migratori, la riduzione della povertà che nonostante tutto ancora affligge vaste aree del mondo, ma anche l’accesso a mercati più dinamici, sono obiettivi che sarà arduo perseguire al di fuori di una cornice multilaterale.

Credo che sia consigliabile adoperarsi per mantenere, per quanto lo consentiranno considerazioni politiche e strategiche di carattere più generale, canali di cooperazione economica aperti non solo con i paesi che condividono i valori fondanti delle democrazie occidentali, ma anche con tutti quelli che, pur diversi per aspetti più o meno importanti, si dimostrino nei fatti disposti a interagire a livello internazionale sulla base di un insieme minimo di regole di convivenza e del principio della risoluzione pacifica dei conflitti

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