“Negli ultimi anni, le materie prime hanno registrato una significativa sottoperformance rispetto alle azioni, in particolare dalla fine della crisi finanziaria globale del 2008-2009.Questo risultato sbilanciato potrebbe aver indotto alcuni investitori a concludere che le materie prime non devono più avere spazio in un portafoglio d’investimento diversificato”, dichiara Tim Murray, capital markets strategist di T. Rowe Price.
“Tuttavia ci tre diverse ragioni per cui potremmo ritenere di trovarci sulla soglia di un altro periodo di solidi ricavi per le materie prime. La prima, la deglobalizzazione: l’aumento delle barriere commerciali, unitamente agli sconvolgimenti delle catene di fornitura durante la pandemia di Covid ha causato un aumento dell’inflazione. La seconda e la decarbonizzazione che probabilmente porterà ad una riduzione dell’offerta di energia. Infine le applicazioni correlate all’AI richiedono un’enorme potenza di elaborazione dei computer, che potrebbe far salire la domanda di energia”, conclude l’esperto.
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