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Si vince al centro | L’analisi di Marco Travaglio

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano ironizza sulle strategie della sinistra nazionale e internazionale:

1) Decidere a tavolino chi vincerà le elezioni, confondendo le speranze con la realtà e i sogni con i sondaggi, senza mai svegliarsi per dare un’occhiata fuori dalla finestra.

2) Perse le elezioni, stupirsi perché gli elettori non ascoltano o, se lo fanno, è per votare l’opposto.

3) Insultare gli elettori che hanno votato male: fascisti, sovranisti, populisti, zotici, cafoni, così quelli a furia di improperi torneranno festosi a votare bene.

4) Cercare scuse puerili ed esternalizzare le colpe dell’esito sgradito, possibilmente dalle parti della Russia (fake news, hacker, hater, troll e brogli putiniani).

5) Fare come se nulla fosse e perseverare negli errori.

La Harris si traveste da Trump per inseguire i ‘moderati’ e la gente vota l’originale anziché la brutta copia?

Ripetere i mantra ‘si vince al centro’, ‘parlare ai moderati’, ‘abbassare i toni’, ‘via le ali estreme’ e i ‘populisti’.

Il popolo impoverito e spaventato è sempre più incazzato e vota per chi parla e s’incazza come lui?

Rispondere con più finanza, più armi, più guerre, più tecnocrazia, più migranti, più puzza sotto il naso e più star agiate con la faccia da Ventotene che lanciano allarmi democratici à go-go.

È il Pentalogo – spiega Travaglio – della presunta sinistra mondiale, che infatti perde quasi sempre con i populisti delle più varie specie.

L’ultimo emblema dell’eterna coazione a ripetere, per tempismo e lungimiranza, è Elly Schlein.

Mentre l’America vomita Kamala, paladina anche un po’ sfigata delle élite, al punto di riciucciarsi un Trump, la leader Pd va in pellegrinaggio a casa di Draghi, santo patrono anche un po’ stagionato di tutte le élite.

Così, tanto per scrollarsi di dosso quella puzza di establishment che ha dannato tutti i predecessori tranne uno: Zingaretti, che ebbe la fortuna di allearsi con i ‘populisti’ M5S nel Conte-2 e prese il 22,7% alle Europee perché il Pd sembrò persino di sinistra.

Inorridito dal successo, il Pd si domandò dove avesse sbagliato e rimediò subito, mettendo alla porta Zinga e affidandosi al cocco delle élite, Letta jr.

Che scacciò subito dal tempio il populista Conte, reo di parlare financo di pace e di povertà.

Con i risultati a tutti noti.

Ora la Schlein, eletta segretaria per fare l’opposto, reimbarca l’Innominabile e va a farsi illuminare da Super Mario, mentre Guerini afferra al volo la vera lezione del voto Usa: ‘È l’ora del coraggio: aumentare le spese militari’. Non hanno pane? Mangino cannoni”.

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