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“Sì”, “No”, “Mi astengo” | L’analisi di Luca Diotallevi

In conseguenza dello stesso principio costituzionale e democratico, sottolinea su Il Messaggero Luca Diotallevi, chi non vuole che una norma oggetto di referendum sia modificata (abrogata o corretta), riceve dalla Costituzione due strumenti.

Uno sicuro: non recarsi al voto.

L’altro rischioso: recarsi al voto e votare “no”.

Il rischio dipende dal fatto che chi vota “no”, con il proprio atto di partecipazione al voto, aumenta la probabilità che un “sì”, incapace di essere maggioranza, abbia però – in virtù del raggiungimento del quorum – il potere di modificare una legge, questa sì, invece, votata a maggioranza dal Parlamento.

La “retorica sulla partecipazione” che ascoltiamo in questi giorni è irricevibile per almeno quattro ragioni.

La prima è che in un referendum non partecipare al voto non solo è pienamente legittimo, ma ha anche un preciso significato politico.

La seconda è che, ormai, alla “retorica sulla partecipazione” ricorrono partiti che in altre circostanze hanno cavalcato l’arma dell’astensione referendaria.

Ormai non c’è alcuna formazione politica rilevante che non sia ricorsa a quest’arma e che poi faccia finta di non ricordarlo.

La terza ragione è che la “retorica sulla partecipazione” cerca di far dimenticare che la partecipazione elettorale è un dovere di legge solo nelle dittature.

Nei paesi civili, al contrario, il voto è libero, non solo nel senso che si può scegliere chi votare, ma anche nel senso che si può scegliere se votare, a maggior ragione in un referendum.

La quarta ragione che rende insostenibile la “retorica sulla partecipazione”, cui ricorrono coloro che misconoscono la piena legittimità ed il preciso significato politico dell’astensione referendaria, è che essa tende a presentare il voto come un rito e non come uno strumento.

Difficile trovare un modo più raffinato ed efficace di questo per sabotare la democrazia.

La democrazia vive se e perché gli elettori e le elettrici sanno e, soprattutto, sperimentano che il loro voto conta, decide, pesa (come avviene in un ballottaggio, tanto per intenderci, dove ogni voto è decisivo).

Al contrario, la democrazia viene avvelenata, e poi pian piano muore, quando il voto viene presentato come un rito.

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