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Sfida demografica e lavoro: Federmanager punta sulla staffetta

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Sfida demografica e work shortage: il contesto

La sfida demografica entra sempre più nel cuore del dibattito sul lavoro e sulla tenuta del sistema economico e sociale. È questo il quadro emerso dall’evento “Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro”, promosso da Federmanager insieme all’Associazione Allievi della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Al centro dell’incontro, la necessità di affrontare in modo strutturale il work shortage, fenomeno che si intreccia con l’andamento demografico e che rischia di ridurre in modo significativo la forza lavoro disponibile nel Paese.

Secondo le più recenti previsioni di ISTAT ed Eurostat, nei prossimi dieci anni l’Italia potrebbe perdere oltre quattro milioni di lavoratori, con effetti destinati a protrarsi almeno fino al 2050. Un dato che rende evidente come il tema non riguardi solo l’occupazione, ma anche la sostenibilità di lungo periodo del welfare.

La staffetta generazionale come risposta strutturale

Nel suo intervento, il presidente di Federmanager Valter Quercioli ha richiamato la necessità di una vera staffetta generazionale. “L’Italia deve mettere in campo una vera staffetta generazionale per non perdere futuro. Il work shortage non è mancanza di competenze, ma incapacità di valorizzarle. Ogni manager che lascia il lavoro senza trasferire know-how è un pezzo di competitività che il Paese perde. Ora servono decisioni, non rinvii”, ha spiegato.

La proposta si fonda su percorsi strutturati, e non episodici, che consentano a management senior e giovani professionisti di lavorare insieme attraverso mentoring, advisory, temporary management e modelli di flessibilità organizzativa. Un nuovo patto generazionale che, secondo Federmanager, può mantenere attivo il capitale umano più esperto, accelerare la crescita delle nuove generazioni e ridurre la pressione sul welfare pubblico in un contesto segnato dal declino demografico.

Meno lavoratori, più valore aggiunto

Federmanager ha sottolineato come la risposta alla crisi demografica non possa limitarsi al solo numero degli occupati. “Con meno persone al lavoro la sostenibilità del sistema dipenderà sempre di più dal valore aggiunto prodotto per addetto”, ha proseguito Quercioli. Da qui la proposta di un programma di managerializzazione di almeno 20mila Pmi industriali e di servizi alle imprese, realtà spesso poco strutturate ma con un elevato potenziale di crescita.

Attualmente, solo il 5% delle imprese industriali italiane risulta managerializzato, ma è proprio questo segmento a produrre gran parte del valore del Made in Italy competitivo sui mercati internazionali, con livelli di produttività paragonabili a quelli di Germania e Francia. In un Paese colpito dal calo demografico, la produttività diventa quindi una leva decisiva per mantenere equilibrio economico e occupazionale.

Base fiscale e welfare nell’era dell’automazione

Il ragionamento si estende anche alla base fiscale del futuro. Federmanager invita ad aprire una riflessione su come finanziare il welfare in un contesto in cui una quota crescente di valore aggiunto sarà generata da automazione e sistemi digitali, senza tradursi automaticamente in nuova occupazione. In questo scenario, diventa centrale interrogarsi su come quel valore possa contribuire in modo equo e sostenibile al sistema, evitando che il carico ricada su un numero sempre più ristretto di lavoratori.

“La demografia agisce lentamente, ma i suoi effetti sul lavoro sono già qui e non ammettono scorciatoie”, ha concluso Quercioli. “Federmanager continuerà a portare la voce del management nel dialogo con le istituzioni, perché il futuro del lavoro si costruisce ora, con scelte tempestive, coerenti e durature”.

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