Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Serve una strategia per consolidare lo sviluppo del Sud | L’analisi di Ivo Allegro, Ceo e founder di Iniziativa Cube Finanza e Innovazione

Dopo la pandemia, il Pil delle regioni meridionali è cresciuto di quasi l’8 per cento, oltre 2 punti in più rispetto al Centro Nord.

In termini pro capite, l’espansione ha superato il 10 per cento, quasi il doppio del resto del Paese.

L’occupazione è aumentata del 6 per cento, oltre due volte l’incremento osservato nelle regioni centro-settentrionali.

“Sono segnali importanti che lasciano sperare nella possibile ripresa del processo di convergenza interrottosi ormai da mezzo secolo” – con queste parole il Governatore di Banca d’Italia Fabio Panetta ha acceso i riflettori sulla crescita dell’economia del Mezzogiorno partecipando all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Messina.

Le parole di Panetta non sono isolate e anche il Governo ha posto più volte l’attenzione sulla crescita del centro sud come strategica per tutto il Paese.

Dopo mezzo secolo si ritorna a dare un ruolo centrale ad un’area che vale oltre 1/3 del paese ma affinché questo ritorno sia a valore aggiunto è necessario varare una politica industriale efficace per il Sud che consolidi in modo durevole e non nell’ennesima stagione effimera lo sviluppo del Mezzogiorno.

Nel periodo 2019 – 2023 due regioni del Sud – Puglia e Campania – sono cresciute più della Lombardia e del Veneto e tra il 2023 ed il 2024, secondo i dati Svimez, il Mezzogiorno è stata un elemento trainante la piccola crescita del Pil del paese.

D’altronde le regioni del Mezzogiorno hanno un Pil complessivo superiore a quello della Danimarca, sostanzialmente simile a quello dell’Austria (decima nazione Ue 27) e a poco più di € 60 miliardi da quello di Svezia e Irlanda.

In tal senso, lo sviluppo del Sud è fondamentale per imprimere una crescita allo stagnante Pil nazionale: un tema ineludibile per mantenere in equilibrio l’enorme debito pubblico.

Difatti, nonostante gli esiti in chiaroscuro della “politica industriale” degli ultimi 25 anni il Mezzogiorno, trainato dalle due aree urbane di Napoli e Bari, sta dando segnali di vitalità significativi.

Il consolidamento di questo sviluppo è prioritario in quanto il Mezzogiorno può rappresentare la chiave per trainare quella crescita del paese indispensabile per rendere sostenibile l’enorme debito pubblico nazionale.

Vieppiù considerando che il Sud è davanti al bivio più significativo della sua storia recente: alla luce dello spopolamento accelerato e delle dinamiche demografiche, perdere il treno della crescita potrebbe condannarlo ad un declino agonico ma la stagione attuale potrebbe essere anche quella del definitivo rilancio.

L’approssimarsi della fine del Pnrr, che con la sua rilevante spesa pubblica e lo stimolo al settore delle costruzioni ha dato un significativo contributo a questi risultati recenti, richiede il dispiegamento di una serie di azioni, tanto indispensabili quanto organiche e integrate, per consolidare la prospettiva positiva.

Azioni fondamentali per poter consolidare il trend nel 2026 e negli anni a seguire e non rischiare una pericolosa marcia indietro.

La priorità centrale è quella della politica industriale.

I recenti risultati della Zes dimostrano tre cose: il Sud ha una crescente vitalità e capacità di investimento se ci sono stimoli e prospettive; la Zes come strumento di semplificazione amministrativa aiuta molto.

E che per essere pienamente efficace il suo strumento agevolativo deve evolvere senza reinventarsi e inserirsi in una più ampia ed organica politica industriale.

In quest’ottica, in sette mantra è possibile riassumere una road map attraverso cui agire per dispiegare una politica industriale in grado di sostenere in modo più completo lo sviluppo del tessuto delle imprese elemento fondamentale per trasformare, finalmente, la Questione Meridionale non più in un tema ma in una risorsa nazionale: Se non si hanno le risorse non si può fare una politica di tutto a tutti ma serve innovazione e meccanismi selettivi efficienti; Programmazione pluriennale e con risorse certe di tutto il complesso delle agevolazioni; Bisogna uscire dalla retorica delle Pmi; Servono pochi strumenti, ben differenziati, stabili nel tempo e con dotazioni adeguate;
Bisogna coordinare le politiche nazionali con quelle regionali ma senza fagocitarle; Bisogna lavorare su strumenti agevolativi che si integrino con strumenti finanziari; È necessario integrare stabilmente le risorse del mondo della ricerca e dell’Università del Mezzogiorno con il tessuto produttivo non solo locale.

Ad una nuova politica industriale basata su questi sette mantra per lo sviluppo, va aggiunta un diverso approccio all’intervento pubblico nel campo sia delle infrastrutture che dei servizi di interesse collettivo basata sulla partnership pubblico privata, anche per convertire, in modo innovativo, la consistente spesa pubblica in uno strumento di attivazione economica più efficace e dare al Mezzogiorno finalmente servizi pubblici di elevato standing.

Difatti, la crescita del benessere collettivo di una comunità e l’attrattività territoriale non passa tanto nella realizzazione delle infrastrutture, che sono condizione necessaria ma non sufficiente, quanto da servizi di qualità con performance stabili nel tempo.

E in questo campo la collaborazione pubblico privata può essere un fondamentale game changer.

La strada per risolvere, a 165 anni dalla nascita del Paese, la Questione Meridionale passa attraverso tre parole chiave: integrazione multidimensionale, politica industriale ed innovazione, soprattutto di metodo e di approccio.

Difatti, è chiaro che il cambio di passo registrato negli ultimi anni va opportunamente consolidato.

Se secondo Einstein «follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati differenti» al vento di novità che spira nel Sud vanno date le opportune leve di consolidamento con un sistema di supporti, qui delineato, che consenta uno sviluppo più solido e durevole.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.