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Serve chiarezza normativa sulla criminalità organizzata | L’analisi di Donatella Stasio

«Ormai posso dirlo: quel decreto era una specie di golpe, un vero sopruso». A dirlo, nel 2007, fu Giulio Andreotti che sedici anni prima varò un decreto-legge di interpretazione autentica delle norme sul calcolo della custodia cautelare per riportare subito in carcere 24 boss mafiosi scarcerati in base a una sentenza sbagliata della Cassazione. Lo ricorda Donatella Stasio sulla Stampa.

Inaccettabile la sentenza ma pericoloso il rimedio del governo. Oggi come allora (ma nel mezzo ci sono stati altri casi, sia pure rari), un nuovo “decreto legge di interpretazione autentica” per correggere una sentenza della Cassazione potrebbe essere emanato per evitare che alcuni processi finiscano in fumo perché il reato contestato non è di “criminalità organizzata”. Questo, almeno, secondo gli annunci che la Presidente del Consiglio ha fatto mercoledì in Consiglio dei ministri e che ha lasciato trapelare. Il condizionale, però, è d’obbligo non perché il problema non esista, ma per lo strumento evocato dalla premier, e pubblicizzato forse anche per recuperare terreno sul fronte del contrasto alla mafia dopo la polemica sul concorso esterno.

La propaganda politica, a volte, fa brutti scherzi. È infatti difficile immaginare che il governo ricorra a uno strumento – l’interpretazione autentica di una norma – che definire bordeline è un eufemismo. Inoltre, l’interpretazione autentica ha effetti retroattivi e quindi cambia le carte in tavola mentre si sta giocando. Quel che invece il governo può fare è una nuova norma che dica chiaramente quando un delitto è di “criminalità organizzata” ai fini degli strumenti di indagine e processuali (senza rischiare l’annullamento postumo del procedimento). Un decreto-legge di interpretazione autentica sarebbe eccessivo e rischia di essere percepito come uno schiaffo alla Cassazione.

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