Sul Resto del Carlino, Sergio Gioli chiede coraggio e visione alla classe politica per uscire dalla pandemia.
«Serve un cambio di passo nella lotta al Covid. Non solo quello ovvio dell’accelerazione della campagna vaccinale. No, serve qualcosa di più rapido e coraggioso. Ma il dibattito italiano è in stallo, sospeso tra due sentimenti che non trovano una sintesi. Da un lato la paura, dall’altro la disperazione».
«La paura di sbagliare e di perdere voti è il sentimento che paralizza un potere politico miope, che getta fumo negli occhi dei cittadini-elettori ma che è incapace da oltre un anno di trovare soluzioni. Diciamolo francamente, ministri e governatori non hanno combinato granché. Hanno navigato a vista senza curarsi del futuro».
«Nonostante le promesse, i posti letto negli ospedali sono rimasti pochi, i trasporti non sono stati potenziati e i vaccini non sono arrivati perché nessuno ha investito su di essi quando era tempo di farlo (l’ha capito perfino il negazionista Trump, perché noi no?)».
«L’unica strategia – continua Gioli – è stata quella del rubinetto: apri e chiudi sull’onda dei contagi. Quindi niente scuole, niente negozi né ristoranti, niente passeggiate, bar, palestre, teatri, cinema e via dicendo. La risposta della paura, appunto: chiudo tutto, nessuno potrà incolparmi di nulla».
«Altri paesi hanno tentato strade diverse. La disperazione è l’altro sentimento, quello che domina le categorie rovinate dalla pandemia. Hanno pazientato un mese, due, tre, sei. Hanno creduto un po’ ingenuamente alla retorica dell’“andrà tutto bene, ci fermiamo ora per ripartire più forti dopo”. Ma l’economia non è un interruttore della luce, è un altoforno: se lo spegni non lo riaccendi più. E così l’Istat ci ha detto ieri che in un anno abbiamo perso un milione di posti di lavoro. Ecco quindi la rabbia, i tafferugli, le autostrade bloccate».
«E veniamo al cambio di passo. È possibile solo se accettiamo l’inevitabile: uscire dalla tana in cui ci siamo nascosti, rimettendoci in gioco e convivendo col virus. Il contagio zero non arriverà forse mai, il rischio zero non è dato in natura. Chi governa si assuma le sue responsabilità: lasci perdere la politica del rubinetto, decida una strategia e mantenga la rotta».
«Che significa ripartire, con prudenza ma ripartire, soprattutto senza fermarsi più. I cittadini non chiedano l’impossibile e rispettino le regole. Tutti gli altri, virologi e media in testa, la smettano di seminare il panico. Tanto ormai non serve a nulla».
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