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Sergio De Nardis (economista): «Vi spiego quanto è vicina la recessione»

“Il balzo del prezzo dell’energia degli ultimi 6 mesi è uno shock che colpisce tutti i paesi europei, ma ha effetti molto asimmetrici e di intensità massima nel paese “core” dell’area, ossia la Germania.

Questa è forse l’informazione più rilevante che, al di là delle stime puntuali, si ricava dalle “Spring forecasts”, le previsioni di primavera della Commissione europea, le prime prodotte dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.

Nello scenario base, la zona euro è prevista crescere del 2,7% quest’anno e del 2,3 nel prossimo. Il taglio rispetto alle attese dello scorso autunno è di 1,6 punti nel 2022 e di un decimo nel 2023.

L’abbassamento della previsione è come detto molto eterogeneo, con la correzione più forte per l’economia tedesca: crescita ridimensionata di 3 punti, all’1,6% nel 2022.

Per l’Italia la correzione all’ingiù è sensibile, ma relativamente più contenuta, al 2,4%, ovvero 1,9 punti in meno rispetto alle stime di ottobre.

Nonostante simili revisioni, né Germania, né Italia, né, tanto meno, area euro vanno incontro, in questo scenario, a una recessione infra-annuale (cioè due trimestri negativi)”.

Lo sostiene l’economista Sergio De Nardis.

“Ma questa è la previsione di base con gas e petrolio che viaggiano intorno ai 100 euro per Mgw e 100 dollari a barile, corrispondenti grosso modo alle quotazioni a cui si sono attestate le due fonti combustibili in media nell’ultimo mese e mezzo, quando l’entità dello shock è sembrata parzialmente ridimensionarsi rispetto ai timori espressi a caldo subito dopo l’invasione” spiega De Nardis dalle colonne del magazine digitale Inpiù.net.

“Data, però, l’incertezza e la concreta possibilità di andamenti peggiori, la Commissione elabora due scenari alternativi, “avverso” e “severo”, che si caratterizzano per shock energetici più consistenti, fino, nel caso peggiore, al taglio della fornitura di gas russo. In queste ipotesi, l’area euro entrerebbe in recessione nel 2022.

Con la riduzione della fornitura di gas, il Pil in media d’anno sarebbe solo lievemente negativo, ma il calo infra-annuale risulterebbe rilevante.

In tali scenari non vi è un dettaglio per paese, ma dati gli effetti asimmetrici evidenziati nella previsione base, si può dedurre che il Pil tedesco registrerebbe una marcata caduta nella media del 2022, nell’ordine del 3,5-4%, implicando una ancor più acuta recessione infra-annuale.

Con queste previsioni, dunque, la Commissione fornisce la spiegazione del No tedesco alle ipotesi di embargo del gas russo” conclude l’economista.

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