Francesco Sciaudone (studio legale Grimaldi): «Per i vaccini si potrebbe percorrere la strada della licenza obbligatoria»

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I governi valutano la sospensione dei brevetti detenuti dalle big pharma per aumentare la produzione dei vaccini. Sinora “l’opzione nucleare” non è comparsa nelle trattative con le aziende farmaceutiche, ma dopo lo scontro fra Bruxelles e AstraZeneca le voci in favore della cosiddetta licenza obbligatoria si stanno moltiplicando, in Italia e in Europa.

A Palazzo Chigi si starebbero soppesando gli espedienti giuridici disponibili e le conseguenze di un’eventuale iniziativa, che realisticamente dovrebbe esser condivisa a livello comunitario. Come spiega a MF-Milano Finanza Francesco Sciaudone, managing partner dello studio legale Grimaldi, il diritto italiano e i trattati internazionali offrono diversi strumenti per sospendere a determinate condizioni i brevetti. Anzitutto, l’articolo 70 del Codice della proprietà industriale consente di concedere la licenza obbligatoria decorsi tre anni dal rilascio del brevetto se questo non è stato attuato o è stato attuato in modo insufficiente.

Lo stesso testo, peraltro, contiene una norma ben più penetrante e di  pronta attuazione: a fronte di un’indennità economica per il detentore,  l’articolo 141 conferisce allo Stato il potere di espropriare i brevetti per “ragioni di pubblica utilità”. In teoria, quindi, il governo potrebbe far produrre il vaccino di BioNTech o di Oxford in impianti nazionali. Per  ragioni politiche, tecniche ed economiche l’esproprio italiano sembra  un’ipotesi azzardata, quasi di scuola. Più concreta appare la proposta di  un’iniziativa europea nell’alveo del diritto internazionale. Il trattato Trips, ratificato dall’Italia nel 1995 e dalla Ue nel 2007, consente di utilizzare il brevetto senza il consenso del titolare in caso di emergenza nazionale, concetto in cui nel 2001 gli stessi Stati aderenti hanno fatto pacificamente rientrare “crisi sanitarie” ed “epidemie”.

Certo, una simile decisione avrebbe un impatto geopolitico dirompente e  costituirebbe un precedente anche per i governi e le imprese europee.  Considerata la mole di risorse pubbliche mobilitata in favore delle big  pharma per finanziare la ricerca e la produzione dei vaccini, tuttavia, ad  alcuni la licenza obbligatoria temporanea pare nei fatti giustificabile.  D’altra parte, è il ragionamento, la pandemia ha comportato pesanti  limitazioni a tutti i diritti, perché non anche alla proprietà intellettuale?  

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