«Serve lo spirito Sassoli» per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Questo è quanto auspica Francesca Schianchi, raccontando l’ultimo saluto al presidente del Parlamento europeo. «C’erano tutti ieri alla camera ardente in Campidoglio di David Sassoli» scrive. «Una lunga sfilata dolente e composta di cittadini comuni e di autorità, di compagni di partito, di avversari politici che, come già fatto martedì alla notizia della sua morte, riconoscevano al presidente del Parlamento europeo lealtà e garbo, “rispettava gli avversari, mi mancherà”, ha detto Giorgia Meloni».
«Un clima “straordinario, di serenità e di armonia, di desiderio da tutte le parti di contribuire a guardare agli interessi del Paese e non alle differenze di parte”, lo ha definito Gianni Letta, il braccio destro di Silvio Berlusconi che ha attraversato accanto a lui tutte le fasi della sua altalenante carriera politica: se fosse quello stesso clima “straordinario” quello che “porta i grandi elettori a votare per il presidente della Repubblica, sarebbe una grandissima lezione e il contributo di David alla pacificazione del Paese e allo sviluppo dell’Italia”, ha dichiarato il solitamente silente consigliere dell’ex Cavaliere».
«Parole condivisibili che» sottolinea l’editorialista «hanno come primo destinatario proprio l’amico di una vita, l’ex premier determinato a candidarsi a tutti i costi, pronto a spaccare di nuovo il Parlamento e il Paese sul suo nome, il meno adeguato a costruire la “pacificazione” di cui il suo fidato consigliere parla. Ma “guardare agli interessi del Paese e non alle differenze di parte” comporta uno sforzo per tutti, nessuno escluso. Significa rinunciare alle convenienze di partito o addirittura di corrente, significa superare polemiche e attriti, vorrebbe dire saper mettere da parte le divisioni del quotidiano per individuare il nome che davvero possa diventare il rappresentante di un intero Paese».
«Evitando troppi veti e paletti – “non può essere un leader di partito”, “non può avere la tessera del Pd” – evitando di sventolare le elezioni come strumento di pressione esterna. Servirebbe la buona volontà di parlarsi e confrontarsi, scongiurando il rischio di giocarsi sull’elezione della prima carica dello Stato un anticipo della battaglia delle elezioni politiche. Per questo, serve davvero l’impegno di tutti. Ma sarebbe forse il modo più rispettoso» conclude «di omaggiare il presidente dell’Europarlamento così affettuosamente ricordato in queste ore”.
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