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Sabino Cassese (costituzionalista): «E’ legittimo che l’Italia invii armi a Kiev. E vi spiego perché»

Sabino Cassese, ex giudice della Corte Costituzionale in un’intervista a La Stampa promuove il premier Mario Draghi  per come si è mosso nell’affrontare il conflitto in Ucraina e fa notare che “le eventuali esitazioni iniziali sulle sanzioni erano più che giustificate dalla prudenza e dalla situazione, che non era come quella attuale”.    

L’Unione europea “ha dichiarato solidarietà e appoggio al popolo ucraino promettendo aiuti politici, finanziari e umanitari, adottando sanzioni e minacciando ulteriori misure – ricorda -. Nel diritto internazionale è diffusa l’idea che la comunità internazionale debba intervenire in caso di aggressione, se vi è un’emergenza umanitaria che costituisca minaccia per la pace, per fermare le atrocità, con un intervento  proporzionato”.

Finora, “tutti i Paesi che hanno dichiarato la propria solidarietà non hanno promesso interventi armati, ma armi. Quindi, consentendo l’autodifesa della popolazione ucraina”.    

Per quanto riguarda “una decisione di adesione all’Unione europea, comporterebbe per l’Ucraina uno scudo nei confronti  della Russia, ma la sconsiglierei in questo momento perché attiverebbe un conflitto tra Russia e Ue. E ora bisogna far tacere le armi, non attizzare conflitti”.    

In Italia, l’articolo 11 della Costituzione dispone il ripudio delle attività belliche “come strumento di offesa, non come mezzo di difesa. Un’altra distinzione da fare riguarda il tipo di intervento. Finora non mi risulta che siano state prese decisioni sull’invio di contingenti militari”. Fornire armi “comporta dare strumenti alla popolazione ucraina per difendere la loro vita – sottolinea Cassese – si può pensare che non sia  legittimo l’uso della forza in difesa dei diritti dell’uomo e della sua sopravvivenza?”. 

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