Sul Corriere della Sera Sabino Cassese riflette sullo stato attuale della globalizzazione, rassicurandoci che il mondo non è oggi meno globale, anche se si riaffacciano tendenze autoritarie e reazioni nazionalistiche.
La globalizzazione – scrive Cassese – ha registrato, negli ultimi trent’anni, grandi successi, a cui nessuno vuole rinunciare. Due in particolare: ha ridotto le diseguaglianze tra le varie parti del mondo e allungato la durata della vita nei Paesi in via di sviluppo. Inoltre la globalizzazione, come osservano gli storici, ha cicli.
Sta ora cambiando: come ha osservato Sergio Fabbrini, bisogna parlare di ri-globalizzazione, più che di de-globalizzazione. La pandemia ha creato una «comunanza globale» mai vista prima, così come l’approvvigionamento di vaccini è stato oggetto di accordi sovranazionali, che però hanno creato nuove fratture, a danno dalla parte più povera del mondo.
In terzo luogo, le crisi sono fattori di sviluppo delle solidarietà sovranazionali, come aveva osservato nel 1974 l’allora ministro tedesco delle Finanze Helmut Schmidt, dicendo che «l’Europa vive di crisi».
Infatti, la crisi finanziaria del primo decennio del nostro secolo ha portato a un rafforzamento del G20; quella del debito all’Unione bancaria europea; quella prodotta dalla pandemia a un rafforzamento della capacità di spesa dell’Unione europea; l’aggressione della Russia all’Ucraina sta rafforzando l’Unione europea e producendo alleanze inedite: gli Stati sembrano fare a gara nella solidarietà verso gli aggrediti.
A dispetto delle previsioni, nonostante pandemia e guerra nel teatro europeo, la quota delle esportazioni sulla produzione nazionale cresce, gli investimenti esteri diretti non finanziari aumentano, le imprese continuano a finanziarsi sui mercati internazionali dei capitali e le migrazioni non sono terminate.
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