«Siamo l’unico Paese del mondo Occidentale ad avere un magazzino con crediti di 22 anni. Un magazzino così, è ingestibile». Lo ha sottolineato il direttore dell’agenzia delle Entrate. Enrico Maria Ruffini, ai parlamentari della commissione parlamentare sul federalismo fiscale. «Il magazzino dei crediti non riscossi», infatti «attualmente ha sfondato il tetto dei 1.100 miliardi di euro».
Ha rincarato Ruffini alzando per la prima volta le mani, dopo sette anni di avvertimenti al Parlamento: il primo nel 2015 quando era amministratore delegato di Equitalia. La cifra di tasse, imposte, multe non pagate dagli italiani negli ultimi 21 anni (e 4 mesi) è una cifra «monstre». Per avere un’idea della dimensione, basta pensare che il debito pubblico italiano è di circa 2.700 miliardi: se questi crediti fossero tutti riscossi, sparirebbe quasi la metà del debito. Invece, appunto, molti di quei crediti sono inesigibili, ma potrebbero essere iscritti a bilancio dei diversi enti pubblici «abbellendo» il risultato.
Che fare allora? Interventi «sanatori» come le diverse rottamazioni delle cartelle, e misure di «saldo e stralcio», non sono servite allo scopo di svuotare il Magazzino dei crediti non riscossi, riconferma il direttore delle entrate: «Si sono fatti dei tentativi con la rottamazione, il saldo e stralcio e altri istituti similari, che però non hanno portato alla sua riduzione». Il flusso di tasse non pagate che entrano nel “Magazzino” sembra inarrestabile, è sette volte superiore ai crediti che Entrate-Riscossioni riesce a riscuotere.
«Ogni anno entrano nel Magazzino 70 miliardi di crediti e ne vengono riscossi meno di 10 miliardi», ha spiegato Ruffini. Certo a far lievitare la cifra ha contribuito la sospensione dell’invio delle cartelle nei due anni della pandemia, condizione che ha di fatto bloccato l’attività di riscossione e l’assorbimento del «magazzino riscossione Sicilia». Ma il problema, sottolinea, è a monte. «Nessun paese Occidentale mantiene un magazzino di 22 anni di crediti non riscossi» fa notare Ruffini invitando il Parlamento a «fare delle scelte».
In numeri si parla di 130, 140 milioni di cartelle per 240 milioni di crediti da riscuotere relativi a circa 16 milioni di cittadini iscritti a ruolo. A gestire questo magazzino sono ottomila funzionari, un numero «non adeguato» ha detto ancora Ruffini perché l’Ente, «è per legge, calibrato per gestire un Magazzino di tre anni».
Una soluzione, propone Ruffini, può essere trovata ad esempio «aumentando i poteri della Riscossione» mentre un’altra soluzione è «intervenire sul magazzino». Un altro meccanismo che favorisce l’accumularsi del magazzino è l’impossibilità del «discarico dei ruoli» quando la riscossione risulta inesigibile.
«Si può anche immaginare» prosegue Ruffini «una gestione meramente informatica, come di fatto stiamo facendo ora, inviando atti a oltre 16 milioni di cittadini, ma il tema poi» avverte infine «è la gestione del contenzioso, perché se paradossalmente i 16 milioni di cittadini facessero tutti ricorso non sarebbe tanto messa in difficoltà l’agenzia delle Entrate-Riscossione, sarebbe messo in difficoltà il sistema della giustizia italiana». Intanto restano ancora pochi i Comuni che collaborano agli accertamenti. Spesso, afferma Ruffini, è perché non hanno un’organizzazione specifica. Infatti «le informazioni devono essere qualificate, non possono essere semplici delazioni».
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