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Ernesto Maria Ruffini (direttore Agenzia delle Entrate): «Applicare la spending review all’Agenzia delle Entrate è una scelta miope»

Non investire sul fisco «vuol dire non investire sulla comunità». Così il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha commentato la spending review all’Agenzia delle Entrate, considerandola una scelta «miope». E intervenendo alla consegna del premio Lef al Cnel, ha evidenziato la situazione di difficoltà in cui opera l’Agenzia delle Entrate che registra una carenza di personale rispetto a quanto previsto dalla pianta organica di circa 15.000 unità pari a un terzo del totale.

«È bene» ha detto Ruffini «che l’opinione pubblica sia consapevole che il fisco è al centro della nostra comunità. Perciò non investire sul fisco vuol dire non investire sulla comunità. L’Agenzia delle entrate è l’ente dettato alla corretta applicazione delle norme del sistema tributario che il legislatore si è dato. È un ente che ha una pianta organica di 44.000 persone considerando anche il Territorio. Al 31 dicembre del 2021 la pianta organica era effettivamente ricoperta per 29.000 posizioni. E ciò perché il legislatore ha scelto che la spending review si applicasse anche nei concorsi dell’Agenzia delle Entrate che è l’ente deputato a reperire le risorse che servono a tutti».

Insomma, ad avviso di Ruffini, è stata «una scelta miope che ha rimesso sulle spalle dei lavoratori una enorme responsabilità, come quella di dover funzionare nel migliore dei modi anche nella erogazione dei servizi e dei rimborsi», pur in presenza di una enorme carenza di personale. «Immaginare che un ente di 44.000 persone possa funzionare ugualmente bene con 29.000 risorse» ha sottolineato «è miope. E applicare ciecamente la spending review, seppur doverosa, su quel tipo di ente è stata una scelta miope». È come scegliere «allegramente di segare il ramo su cui siamo tutti quanti seduti».

Soffermandosi poi sul tema dell’evasione Ruffini ha sottolineato il grave problema in cui versa la riscossione coattiva. «Noi» ha sottolineato «possiamo anche immaginare un algoritmo o una pianta organica pienamente funzionante ma l’accertamento dell’evasione fiscale è solo un pezzo. Se lo Stato non si dota di strumenti idonei a fare in modo che l’evasione fiscale accertata possa essere incassata nel più breve tempo possibile diventa un mero esercizio di stile: evasione fiscale X somme incassare zero. E anche questo è un tema che il legislatore deve porsi altrimenti la lotta all’evasione diventa un esercizio di stile».

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