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Romano Prodi (ex premier): «Ripartiamo prendendo atto della crisi dell’attuale modello di rappresentanza»

“Prendere atto della crisi dell’attuale modello di rappresentanza” e “ricostruire i campi più o meno larghi non più dalla somma dei tanti ‘ismi’ frutto della frammentazione dei partiti storici, ma chiamando a raccolta i cittadini che condividono alcune idee e che vogliono concorrere a ricostruire il campo della politica.

È un obiettivo ambizioso ma ritengo sia un percorso ineludibile se vogliamo ridare fiato e futuro alla nostra democrazia”.

Lo scrive Romano Prodi nella prefazione del libro “L’ira del riformista”, scritto per Piemme dall’ex ministro per l’attuazione del programma Giulio Santagata, riferendosi a quanto proposto dall’autore nel testo.

“La democrazia è in crisi perché la politica (in particolare i partiti) non coglie più gli umori profondi dei cittadini, non sa ascoltare i loro bisogni/desideri e questa incapacità di ascolto genera appunto un distacco alimentato da rabbia e rancore, trasformando il modello rappresentativo liberale in una sommatoria di populismi in cerca di soluzioni autoritarie” evidenzia Prodi sintetizzando l’analisi di Santagata, ma “anche perché, perfino nella sua versione tecnocratica che dovrebbe alimentare il consenso attraverso l’efficienza e l’efficacia dell’azione di governo, non riesce a produrre soluzioni adeguate ai mutevoli bisogni dei cittadini”.

“Ascoltare gli umori senza tacitare le competenze sembra essere la sostanza di questo riformismo radicale che l’autore ci propone.

Ma questo percorso non può essere individuale nella speranza di giungere a una proposta politica per sommatoria di soluzioni personali. Non può funzionare e si ripropone il tema centrale di come rendere vera la rappresentanza e come produrre il consenso” osserva Prodi.

“In vista di ogni appuntamento elettorale – aggiunge l’ex premier – politici, giornalisti e politologi cercano di riproporre ai cittadini schemi di gioco, alleanze, coalizioni che si basano tutti sulla pretesa esistenza di squadre organizzate attorno a leader e a identità programmatiche”.

Una visione “da commissario tecnico della politica nazionale che non coglie la realtà e infatti non riesce a spiegare il progressivo distacco dei cittadini dalla politica” conclude Prodi.

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