Romano Prodi non è disponibile alla “candidatura” a presidente della Repubblica. Lo dice lo stesso ex presidente del Consiglio, in un’intervista al Corriere della Sera.
Tra nove mesi si vota per il Quirinale. E l’indisponibilità di Mattarella a ricandidarsi apre molte incognite. Lei come le scioglierebbe? «Non ne ho idea. E se si parla di indisponibilità, ne ha un’altra, la mia. Non ho l’età, come cantava Gigliola Cinquetti: nel senso però che ne ho troppa, quasi 82 anni. E poi sono stato un uomo di parte, e in fondo lo sono ancora. Credo che su Mattarella influiranno la sua volontà e gli eventi. Personalmente lo sento il mio presidente della Repubblica. Mi rende tranquillo e credo che renda tranquilla l’Italia».
Commentando le ultime uscite del leader della Lega Salvini, Prodi afferma: «Salvini si è imbertinottato…, si è messo nella scia di Bertinotti. Sindrome classica delle coalizioni. Fai una scelta drastica, come quella di Bertinotti di coalizzarsi con l’Ulivo. Poi cominci a perdere consensi e la cosa ti fa diventare matto. E allora alzi la posta. Ti impunti anche sul niente, ogni giorno di più. Ma attenzione: questo fa perdere voti, non guadagnarli».
«Nel mio caso» ricorda l’ex premier «Bertinotti poteva» far cadere il governo. «Ma Draghi ha molte più riserve». Certo, Salvini «non crocifigge Draghi solo perché non ha il martello. Ma alza la posta. Fa prevalere il suo interesse di parte».
L’attuale presidente del Consiglio «deve fare presto. Ma ha più tempo» rispetto al predecessore, Giuseppe Conte, «per vedere e mostrare al Paese i risultati positivi della sua azione, anche se tra pochi giorni, poche ore, dovrà presentare il suo piano a Bruxelles. Con Conte si percepiva una tensione montante».








