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Rocco Cangelosi (Diplomatico): «Ucraina, a chi giova prolungare il conflitto?»

Non si capisce se lo stallo che si registra nelle operazioni militari in Donbass sia prodromo di una nuova offensiva da una delle due parti o sia dovuto alla stanchezza nelle truppe e alla necessità di recuperare uomini e mezzi.

Le notizie che giungono dal campo di battaglia sono contraddittorie ed accreditano avanzate, resistenza, vittorie e sconfitte secondo le fonti che le forniscono. Sembra tuttavia che al momento attuale le forze russe abbiano il sopravvento su quelle ucraine.

Zelensky ha pertanto una assoluta necessità di dimostrare sul terreno che il suo esercito ha non solo la capacità di resistere all’invasione, ma anche di ricacciare i russi indietro verso i propri confini. Una necessità sempre più impellente, per superare lo scetticismo e la stanchezza che si sta impadronendo dell’opinione pubblica occidentale.

Di qui l’annuncio di una prossima grande controffensiva con un milione di uomini, la cui concreta realizzabilità desta tuttavia molti dubbi negli ambienti militari del Pentagono e della Nato.

D’altra parte, non si capisce come uscire da una situazione che diviene giorno dopo giorno più difficile. Se Zelensky non ottiene un successo significativo, è probabile che il sostegno finora ricevuto divenga meno convinto.

Già l’opinione pubblica tedesca è scossa dalla notizia della sospensione delle forniture del Nord stream1 che rischia di innescare una grave recessione economica. Analoghe preoccupazioni si avvertono in Italia e in Francia, due Paesi dove la governabilità è appesa ad un filo.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, sono confrontati con un duplice problema. Prolungare il conflitto per indebolire la Russia, ma allo stesso tempo non rafforzare la Cina spingendo Mosca nell’orbita di Pechino.

Di qui il tentativo di provocare un “decoupling” e indurre Pechino a distaccarsi da Mosca in cambio di concessioni daziarie e commerciali. Non sembra tuttavia che i colloqui tra Blinken e Wang Yi al margine del G20 di Bali abbiano dato i risultati sperati.

Al momento, la prospettiva di un prolungamento del conflitto sembra giovare più a Putin che a Zelensky, a meno che la Nato non decida un intervento diretto, con tutte le incognite del caso come scriveva il New York Times di ieri.

Putin gioca sulle incertezze e contraddizioni occidentali nella consapevolezza che il regime sanzionatorio sembra arrecare, almeno nel breve termine, più danni all’Occidente che alla Russia, soprattutto per quanto riguarda il sostegno dell’opinione pubblica ai rispettivi governi.

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