La battuta è di quelle che fulminano: qui serve uno che sappia spendere, l’esatto contrario della spending review. È di un alto dirigente dello Stato, ben addentro al turbinio di procedure, regolamenti e decreti che ruota attorno al Piano Nazionale di Riforme e Resilienza.
Quello che sta accadendo in Italia dimostra che non tanto l’incapacità di fare 101 riforme entro il 2022 o la necessità di rivedere gli importi causa inflazione potrebbero fermare i 261 miliardi del Recovery Plan nazionale, quanto l’ingorgo che si sta creando a livello ministeriale per mettere a terra i soldi del Next Generation Eu.
L’ultima notizia, raccontata da questo giornale su Milano Finanza del 29 gennaio, testimonia un preoccupante caos organizzativo che può inficiare gli sforzi di Palazzo Chigi. Si va da piccoli borghi disabitati, come quello del reatino di Antuni, che possono concorrere per l’astronomica assegnazione di decine di milioni di euro di fondi comunitari (ma sarebbero molte di più le località baciate dalla cecità della burocrazia) al caso che ha fatto sbottare anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, inferocito che una città come Cagliari possa avere più fondi della Capitale per opere importanti quali l’edilizia scolastica.
Per capire come stanno andando le cose e il rischio che corre l’Italia di non poter accedere ai 50 miliardi di euro di risorse comunitarie per il 2022, occorre una rapida ricostruzione degli strumenti che sono ora in campo sul territorio nazionale. In primo luogo, ci sono tutte le procedure legate al Pnrr del governo Draghi, che, innovando l’impianto dell’esecutivo Conte II, ha ottenuto il via libera dalla Commissione Europea.
Il ministero del Tesoro, attraverso la Ragioneria Generale, ha diviso le risorse potenziali del Recovery Plan assegnandole a tutti i ministeri competenti, che a loro volta le stanno girando alle regioni tramite dei bandi di gara. Le regioni, attraverso una seconda gittata di bandi, devono poi assegnare al territorio e alle amministrazioni locali queste risorse, che verranno finalmente messe in funzione attraverso un terzo giro di bandi.








