La legislatura deve proseguire fino al 2023, perché in una fase così delicata della vita del Paese, contrassegnata dall’emergenza Covid e dall’implementazione dei progetti del Pnrr, “non è adeguato” uno stop dell’attività di governo per tre o quattro mesi. Roberto Fico chiude la porta all’ipotesi di voto anticipato dopo l’elezione del Capo dello Stato.
Agli auguri natalizi con i giornalisti parlamentari non si sbottona né sulle sue preferenze sul possibile nuovo inquilino del Colle né sulla data a partire da cui i grandi elettori si riuniranno a Montecitorio per eleggere il successore di Sergio Mattarella.
“Non entro nel dibattito sui nomi”, sostiene, limitandosi ad annunciare che diramerà il prossimo 4 gennaio la convocazione del Parlamento in seduta comune integrato dai delegati delle Regioni. “Mi preme dire, anche se non tutti sono d’accordo, che io svincolerei la questione elezioni da quella del presidente della Repubblica. A prescindere da tutto, la legislatura credo che debba proseguire fino al 2023”, sostiene.
Fico si schiera con il governo sull’opportunità di far proseguire lo stato di emergenza Covid, che valuta “coerente dal punto di vista normativo; chiede “informazione e confronto sui vaccini, puntando sulla medicina territoriale”. Ed invoca “dialogo con i sindacati” a fronte dell’imminente sciopero generale.
“Non c’è nessun problema a manifestare ma il dialogo deve restare sempre aperto per trovare soluzioni sempre più concrete”, rileva, chiedendo “più risorse e personale” per i comuni così da metterli in condizione di affrontare la sfida dell’implementazione del Pnrr. Punta, poi, il dito sulla crisi del bicameralismo, resa ancora una volta evidente dalla sessione di bilancio in corso.
“Credo nel bicameralismo ma il problema è strutturale e va affrontato nel suo insieme, con il Senato e con il governo. Dopo la legge di bilancio dovremo riuscire a fare un punto con il Senato e il governo”.
Lo sguardo, poi, si rivolge all’estero. Fico si dice lieto per la scarcerazione di Zaki ma invita a tenere alta la guardia: “Sappiamo che l’Egitto non è un paese che rispetta i diritti umani, e per questo bisogna tenere alta l’attenzione visto che c’è ancora un processo da fare”. Anche sul caso Regeni, aggiunge “non dobbiamo mollare, perché si tratta di una questione che riguarda non solo la sua famiglia ma lo Stato italiano”.
Invita la Ue a non tornare ad essere quello che era prima del Covid, “se no tornerà in crisi”, e sollecita a non affrontare il tema dell’immigrazione “con i muri, il che è impossibile”.
Infine, la legge sul fine vita. Il presidente della Camera denuncia il “colpevole ritardo” del Parlamento, auspica l'”approvazione di una legge che sia condivisa dal Parlamento” perché “non si può più aspettare per una legge di civiltà”.
E dice no alla “retorica” rappresentata dalle foto dell’Aula semideserta durante la discussione generale del testo. “Quelle foto fanno male a tutti”.








