“L’Acn (Agenzia per la cybersicurezza nazionale) in linea con le Autorità di Francia e Germania ha diramato una raccomandazione per la diversificazione di alcuni tipi di prodotti, come gli antivirus e i firewall, elementi particolarmente intrusivi in un sistema informatico complesso e quindi per la loro natura rappresentano essi stessi una possibile vulnerabilità grave. In Italia questa raccomandazione fa parte di una azione più complessa che include una norma per la diversificazione di alcuni prodotti di sicurezza informatica nella Pubblica amministrazione e un rafforzamento dell’articolo 5 della legge sul perimetro di sicurezza nazionale cibernetica a tutela della sicurezza delle nostre reti e dei nostri sistemi informativi. I prodotti per cui si richiede la diversificazione sono quelli delle aziende legate alla Federazione russa”.
Lo afferma il professor Roberto Baldoni, direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale
“L’Italia e l’Europa negli ultimi vent’anni hanno aumentato la loro dipendenza tecnologica dall’estero in modo drammatico, si pensi ad esempio ai chip e al cloud dove non esistono competitor europei. La creazione di tecnologie nazionali ed europee – continua Baldoni – passerà per un lungo e doloroso cammino che dovrà sempre di più vedere l’affermarsi di una politica industriale tecnologica europea in un contesto globale e non di politiche industriali nazionali dei singoli Stati membri in perenne competizione con la conseguenza che gli attori industriali degli stati membri rimangono di relativa piccola dimensione venendo poi inevitabilmente fagocitati da attori extra-europei di scala mostruosa”.
Chip e reti fattore geopolitico
In merito all’antivirus Kaspersky, Baldoni afferma che “la raccomandazione dell’Agenzia e la norma adottata dal Governo sono fondate su una motivazione tecnica, quella delle vulnerabilità intrinseche rappresentate da alcune tipologie di prodotti e servizi di sicurezza informatica, e legate allo stesso tempo, in un’ottica di prevenzione, al mutato livello di rischio che, in conseguenza della crisi in Ucraina, le aziende produttrici di prodotti e servizi tecnologici legate alla Federazione russa non siano in grado di fornire servizi e aggiornamenti. Più in generale, la tecnologia digitale, dai chip alle reti, fino al cloud, è diventata da circa quindici anni un fattore geopolitico, oltre che tecnico, come l’energia e le materie prime. Se un Paese sovrano è dipendente da una tipologia di energia fornita da un Paese specifico e quest’ultimo chiude i rubinetti, il Paese dipendente si ferma”.
Analizzare meglio i rischi geopolitici
“Analogamente, se come caso ideale, la tecnologia digitale su cui si fondano i servizi essenziali e le app per il cittadino di un Paese sovrano fosse fornita da aziende legate ad un singolo Paese che non segue chiare regole di mercato, quest’ultimo avrebbe il potere di rimandare il Paese dipendente indietro di cinquant’anni. Quindi, ogni analisi del rischio tecnologico dentro una supply chain, oltre che alla qualità tecnica del prodotto, – conclude Baldoni – deve necessariamente avere una parte di analisi geopolitica legata alla azienda fornitrice e alle relazioni tra l’azienda fornitrice e lo Stato dove opera. Questo è scritto chiaramente nel toolbox del 5G europeo, nelle leggi sulla materia 5G di quasi tutte le nazioni europee, oltre che nelle leggi di protezione da investimenti esteri. Diversificazione è la parola d’ordine in questi casi, nell’energia come nella tecnologia digitale, per limitare la dipendenza”.
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