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[L’analisi] La riforma della Concorrenza rimandata, il PNRR rallenta. C’è il nodo del settore idroelettrico che rischia di finire in mano ad aziende estere

Dopo balneari, taxi e servizi pubblici locali, spunta lo scoglio concessioni idroelettriche sulla rotta del ddl concorrenza in Senato. Un iter a singhiozzo come quello di altre due leggi delega che il Governo attende dal Parlamento per attuare la road map del Pnrr.

La corsa alle riforme entro l’estate

Alla Camera si cerca di dare un’accelerazione alla riforma del codice degli appalti, che i deputati sono determinati a modificare, mentre non si vede all’orizzonte la soluzione del braccio di ferro sulla delega fiscale. E’ una corsa a portare a termine queste riforme entro l’estate, poi in autunno ci si concentrerà sulla manovra e da gennaio scatterà il conto alla rovescia per lo scioglimento delle Camere. Il termine del 30 giugno è già saltato per il ddl concorrenza.

Nella riunione fiume con la maggioranza l’esecutivo ha concesso un calendario più lungo: prima lettura al Senato a inizio maggio, seconda alla Camera a inizio luglio e terza a Palazzo Madama entro la fine del mese, quindi ci sarà qualche settimana in meno per i decreti attuativi attesi entro dicembre. I due rami lavoreranno suddividendosi i temi e in modo coordinato, secondo il piano proposto dal ministro Federico D’Incà.

Il nodo delle concessioni idroelettriche

Nel mare di emendamenti in commissione Industria al Senato, si tratta sul nodo delle concessioni idroelettriche. Il governo Conte 1 ha disposto la regionalizzazione della proprietà delle opere idroelettriche alla scadenza delle concessioni, stabilendo che le Regioni definiscono la normativa di dettaglio. Quello Draghi vuole introdurre gare entro il 2022, termine oltre il quale il Ministero delle Infrastrutture promuoverebbe l’esercizio dei poteri sostituivi, anche perché per l’Antitrust la frammentazione di discipline regionali non omogenee altera la concorrenza.

Ma c’è un piccolo paradosso politico. La Lega mentre spinge per il rinnovo delle concessioni balneari vuole le gare per l’idroelettrico. E al contrario il Pd frena su questo fronte e chiede all’esecutivo di ripensarci, a fronte della crisi energetica e ai rischi, evidenziati anche dal Copasir, di scalate straniere al settore che rappresenta la prima fonte di energia rinnovabile in Italia. Meglio, secondo un emendamento dei dem, una proroga di almeno 20 anni. Una anche solo decennale, sostiene uno studio di The European House-Ambrosetti, con A2A, Edison ed Enel, porterebbe un beneficio da 9 miliardi di euro.

Il ddl appalti in dirittura d’arrivo

Sembra invece più a portata di mano per il ddl appalti il traguardo di giugno. Due i nodi del confronto in commissione Ambiente alla Camera: non tutti i partiti accettano l’idea che sia il Consiglio di Stato a redigere i decreti delegati, ma su questo Mario Draghi non pare disposto a retromarce; poi c’è il pressing di Pd e Leu (e delle parti sociali) per rendere obbligatoria, e non solo possibile come previsto dalle modifiche in Senato, la clausola sociale, il principio per cui negli appalti si tutela chi garantisce i servizi, ad esempio lavoratori della pulizie, delle mense, della sorveglianza. Incerto resta l’orizzonte della delega fiscale.

Il confronto sulle modifiche chieste da Lega e FI su catasto e sistema duale non ha ancora prodotto proposte di mediazione. Anzi, Matteo Salvini rilancia sull’innalzamento della flat tax: il sospetto degli alleati è che si tenti di fare arenare la delega. Ed è quasi impossibile che approdi in Aula il 2 maggio. 

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