Riccardo Palmisano, presidente Federchimica Assobiotec, è intervenuto ai microfoni di Adnkronos/Labitalia per parlare del settore biotech, molto rilevante per lo sviluppo di innovazione.
«Oggi i fondi Next Generation Eu e il Pnrr sono un’occasione unica per dare finalmente slancio al comparto biotech nazionale. Non possiamo perdere questa occasione.In Italia il settore è vivo e vitale, anche se fatto per la stragrande maggioranza (l’80%) di imprese di piccola e micro dimensione, che pur tuttavia hanno avuto un ruolo propulsivo nella dinamica di crescita dell’intero comparto. Il nostro Paese ha tante eccellenze industriali lungo tutta la filiera che va dal laboratorio all’utilizzatore finale, paziente o consumatore che sia. Ci sono però anche tanti ostacoli e limiti nazionali che vanno urgentemente affrontati attraverso investimenti mirati e interventi di policy per permettere al settore di crescere e svilupparsi e al Paese di competere nello scenario internazionale sulla linea dell’innovazione», spiega il presidente di Assobiotec, Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, una realtà che rappresenta circa 130 imprese e parchi tecnologici e scientifici operanti in Italia nei diversi settori di applicazione del biotech: salute, agricoltura, ambiente e processi industriali.
Il periodo che il settore sta vivendo è irripetibile, secondo Palmisano. «Nonostante derivino dalla tragedia della pandemia Covid-19, dobbiamo dire che oggi abbiamo due condizioni abilitanti straordinarie e irripetibili: sensibilità verso scienza, ricerca, innovazione, tecnologia e quantità di risorse finanziarie che non abbiamo mai visto prima. Il momento per rilanciare le biotecnologie nelle sue principali declinazioni, Scienze della Vita e Bioeconomia, è quindi unico e imperdibile, ma i tempi per intervenire con la presentazione dei progetti è ben definito e non lunghissimo».
Tra le mission del Pnrr, c’è la spinta alla digitalizzazione del Sistema Paese. Che, tra le altre cose, apporterà benefici anche alla medicina territoriale. «La digitalizzazione costituisce un formidabile acceleratore dei processi: se i nostri sono farraginosi, vanno innanzitutto riformati utilizzando le straordinarie opportunità che questa componente offre. C’è poi il tema dei linguaggi: non è ancora possibile far parlare nel nostro Paese tutti i data base sanitari. Questo ovviamente non consente appieno di dispiegare i benefici».
«Infine il tema delle debolezze del nostro Ssn sulla medicina territoriale, messa drammaticamente in evidenza in questa pandemia: la digitalizzazione potrà fortemente contribuire a superare i limiti evidenziati, costituendo la vera interfaccia tra una medicina territoriale potenziata e l’assistenza ospedaliera», conclude il presidente.
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