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Riccardo Illy (opinionista): «La legge di bilancio arriva in zona Cesarini»

Anche quest’anno la legge di bilancio rischia di arrivare, anzi certamente arriverà, in zona Cesarini all’approvazione in Parlamento. Le cause sono molteplici e vale la pena di elencarle succintamente.

Anzitutto la nostra, anche adesso con il Premier Draghi, è una Repubblica parlamentare; dove a comandare è il Parlamento. Se manca una maggioranza in quella sede che approvi le leggi (anzi due maggioranze uguali, una per ciascun ramo del Parlamento) non si muove foglia.

Secondo: a Draghi è stata imposta (?) o ha voluto una maggioranza inutilmente vasta; se si fosse fermata a Forza Italia, lasciando fuori la Lega, sarebbe stata meno eterogenea e più gestibile. Più larga ed eterogenea la maggioranza, più difficile raggiungere i compromessi, soprattutto sulla legge più importante che è quella di bilancio.

Terzo: Draghi, forse sopravvalutando allora il suo potere contrattuale, oggi ridotto al lumicino per le ragioni che dirò, non ha scritto un programma completo e puntuale (lo scrissi al momento del suo insediamento) da poter opporre ai caprici delle molteplici e incoerenti forze politiche della sua maggioranza.

Ciò che non ha negoziato allora deve negoziare oggi, quando a causa dell’imminente elezione del Presidente della Repubblica, il suo unico potere è la minaccia di dimissioni alle quali non crederebbe nessuno. Draghi è una persona troppo seria e responsabile per lasciare il paese in braghe di tela nel bel mezzo della peggiore crisi sanitaria ed economica del dopoguerra.
 
Alcuni si chiedono se la farraginosa procedura di approvazione della legge di bilancio non debba essere snellita: la prima risposta che viene spontanea è che bastava votare SI’ al referendum Renzi sulla modifica alla Costituzione, con la quale si sarebbe superato il bicameralismo perfetto.

Poi, come già scritto sopra, essendo la nostra una Repubblica parlamentare, è impensabile comprimere i poteri delle due Camere a favore di quelli (invero alquanto ridotti) del governo, come avviene in altri Paesi. Infine va sottolineato che è cattiva prassi modificare le leggi sulla scorta delle emozioni (o dei fastidi) legati a un fatto specifico; quella attuale è una situazione anomala di un governo retto da una maggioranza fuori ordinanza con un obiettivo di salvezza (salute?) pubblica.

Mai andrebbe modificata la legge che regola l’approvazione della legge ordinaria più importante per superare una difficoltà procedurale in una situazione anomala e temporanea. Andrebbe semmai programmato dalle forze politiche e inserito nei loro prossimi programmi elettorali un complessivo riordino dell’assetto della Repubblica e del funzionamento dei suoi organi, partendo dalla Costituzione. Ma, si sa, non sono temi che scaldano il cuore degli elettori.

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