[Viaggio nelle città] La sfida di Ravenna, riallacciare un senso di comunità sulle ferite della Pandemia

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Quando l’impero romano venne diviso in Impero d’Occidente e d’Oriente, Ravenna nel 402 e.C. divenne capitale del primo. Nel 426 in tale città si ebbe la deposizione dell’ultimo degli imperatori. La sua caratteristica che ne rafforzava il ruolo strategico era l’essere circondata dalle acque. Situata nella bassa pianura, nel delta Padano, a pochi chilometri dell’Adriatico, annovera 158.000 abitanti. È la città dove abitò e morì Dante Alighieri, dove è ubicata la sua tomba.

La cooperativa “E Production” ha sede in Ravenna e ha sempre avuto una vocazione multidisciplinare nel campo dell’arte. L’Osservatorio Riparte l’Italia, nel viaggio immaginario delle città d’arte ferite dal covid, ha posto delle domande a Marco Molduzzi, presidente della Cooperativa.

Presidente, racconti la città di Ravenna in una sintesi delle sue peculiarità e della sua bellezza.

I suoi splendidi monumenti, la ricchezza nei colori dei suoi antichi mosaici, e poi le pinete, le valli, le dune e le spiagge, ma anche la bellezza delle vivide luci al neon o i vapori di sodio che illuminano le strutture portuali e gli impianti delle industrie chimiche… Una città e un territorio che offre molteplici visioni a chi sa coglierle. Inoltre Ravenna vanta un’ampia e importante produzione artistica e una vasta programmazione nell’ambito dello spettacolo dal vivo, degli eventi culturali, da Ravenna Festival con il Maestro Muti e le grandi orchestra internazionali, alle compagnie teatrali come Teatro delle Albe o Fanny & Alexander (compagnia di cui faccio parte dal 2002), due delle compagini ormai riconosciute a livello nazionale e internazionale, ma sono veramente tantissime le realtà artistiche di eccellenza, grandi e piccole, che operano sul territorio ravennate e romagnolo che è difficile racchiuderle in un elenco, che sarebbe per forza parziale.

Tutto ciò che danni ha subito dalla pandemia?

Ravenna ha patito, penso come tutte le altre città, la pandemia. L’impossibilità di creare comunità, il divieto dell’assembramento annulla la possibilità di creare una cultura partecipata dalle persone, ha spinto per forza di cose verso l’isolamento individuale, l’individuo e la famiglia isolata dal resto della comunità. Sarà una grande e importante sfida quella di provare a riallacciare un senso di comunità, che peraltro già prima del Covid, era debole. Il teatro e le arti performative hanno questa sfida davanti, che poi è la sfida di sempre per questo tipo di arte; senza una comunità non c’è teatro.

I ravennati come hanno vissuto tale periodo?

Con grande pazienza e grande sangue freddo, con disciplina, in senso positivo. Ravenna e la Romagna hanno una storia importante di solidarietà comunitaria, cooperazione, desiderio di collaborazione tra le persone e tra le parti sociali e questo aiuta in tempi normali ma soprattutto in tempo di crisi. Alla fine dell’800 nel Parlamento del Regno d’Italia si parlava della “Questione romagnola”, delle leghe e delle cooperative di braccianti, delle lotte e degli scontri sociali e politici, tra Repubblicani e Garibaldini, socialisti e anarchici. Ovviamente molto si è perso di quel retaggio storico e sociale, di quel crogiuolo democratico e rivoluzionario, che molto mi affascina da ravennate, ma ancora qualcosa resiste, più o meno sottotraccia di quelle pulsioni verso un’ideale popolare di progresso sociale.

Presidente può dare delle idee legate alla “ripartenza” nel campo dell’arte di questo città?

Ravenna ha tante energie. Le persone che la vivono hanno tante idee e voglia di realizzarle. Le istituzioni, a partire dal Comune di Ravenna, sono vicine ai cittadini e alle realtà culturali. Quando le condizioni saranno mature e si potrà ripartire sono abbastanza convinto che ci sarà una bella fioritura di iniziative.

Infine le chiedo: cosa augura a Ravenna?

Quello che auguro a Ravenna è quello che auguro a tutti in tutto il mondo. So che sono purtroppo dei desideri utopici, da anima bella, ma vorrei un futuro di pace, nella comprensione reciproca e nella solidarietà tra le persone e le comunità, un futuro verde, nel rispetto per la natura e tra gli uomini. Realisticamente: mi accontento anche di molto meno, ma sognare non costa nulla!

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