Il 2023 è un anno da ricordare per la Renault in Italia, che si conferma come secondo mercato di riferimento per la casa automobilistica francese.
Tanto che l’amministratore delegato di Renault Italia, Raffaele Fusilli, ha coniato la ‘regola del due’ per sintetizzare i risultati raggiunti dal gruppo guidato da Luca de Meo.
Per Fusilli è anche l’occasione per discutere del mercato elettrico, dei punti di forza e di debolezza dell’Italia, dell’importanza di avere una società come Ampere sul piano industriale, al di là delle scelte finanziarie di Parigi.
Fusilli, in un’intervista ad Afafri&Finanza di Repubblica, spiegando su cosa si basa la regola del due che ha coniato per raccontare i risultati del 2023 in Italia, ha detto che “tanto per iniziare abbiamo raddoppiato la crescita del mercato: il 2023 si è chiuso con un più 19%.
Come Renault abbiamo fatto un più 37%.
E per il gruppo Renault-Dacia l’Italia, dopo la Francia, è il secondo mercato al mondo.
Se guardo poi ai canali di vendita, siamo forti in quelli più redditizi: abbiamo venduto due Renault su tre a privati.
E per chiudere con la regola del due, siamo il secondo brand elettrico, sempre per i privati, in Italia.
Il 2023 è una delle annate migliori, dove siamo cresciuti del 75% in uno dei segmenti più importanti, il C, dove si fanno margini importanti e dove siamo presenti con modelli come Arkana, Megane e Austral”.
Il 2024 sarà un anno complesso per l’auto.
“Ci attendiamo in Italia una stabilità rispetto ai numeri del 2023.
Il contesto macroeconomico dipenderà molto dall’andamento dell’inflazione e dei tassi di interesse.
C’è un momento di attesa da parte dei clienti.
Quello che potrà fare la differenza è avere un’offerta di prodotti nuovi che sia robusta e attrattiva.
Nel nostro arco avremo un bel po’ di frecce da usare rispetto ai lanci previsti, come la Scenic 100% elettrica, la Rafale, dal design evocativo, e il ritorno di una leggenda in versione elettrica: la Renault 5″, ha spiegato.
L’Italia è tra i Paesi fanalino di coda rispetto alle vendite di auto elettriche.
“I dati di contesto – ha sottolineato Fusilli – ci dicono che in Italia il 48% della popolazione vive in case indipendenti.
Se ci fossero agevolazioni importanti, una fetta grande di italiani potrebbe installare wall box o colonnine nell’abitazione.
La percentuale di italiani che fanno meno di 10 chilometri al giorno in auto è il 79%.
Oggi la vettura elettrica meno performante ha un’autonomia di 150 chilometri, quindi i timori rispetto all’autonomia dei mezzi non sono motivati.
In Italia, però, solo il 2,5% della popolazione ha un reddito che supera i 70 mila euro.
Il tema del prezzo è quindi reale e centrale.
Avere incentivi all’acquisto adeguati è importante, per questo come Renault abbiamo deciso di anticipare gli incentivi governativi a partire dal primo febbraio”.
Ma non bastano solo gli incentivi, “servono tre cose.
Oltre a un supporto vero all’acquisto che consenta l’accesso ai veicoli elettrici a un prezzo accettabile, bisogna accelerare rispetto alle infrastrutture di ricarica.
C’è un terzo punto essenziale.
Attuare un’enorme semplificazione burocratica per rendere più semplice la transizione, a iniziare dal potenziamento delle colonnine.
Ci sono regole complicate in Italia, molto frammentate e complesse”, ha spiegato.
L’Europa ha fissato al 2035 la fine del motore termico.
A chi gli chiedeva della possibilità di un ripensamento dopo le elezioni di giugno Fusilli ha detto: “non entro nel merito delle elezioni europee, ma voglio essere molto onesto.
Per quanto riguarda le case automobilistiche, in particolare quelle come Renault che credono fortemente nella transizione verso l’elettrico, il treno è già uscito dalla stazione.
Un prolungamento al 2040 o al 2045 della data di atterraggio dell’elettrico non è detto che produca benefici.
Anzi. Sono stati fatti molti investimenti in nuove tecnologie, spostandoli da altri filoni, e non sono convinto che uno slittamento in avanti sarebbe la soluzione.
Meglio un intervento di armonizzazione da parte dei governi per far sì che la data sia rispettata, favorendo tutti gli attori della filiera, da quelli che producono auto a chi installa infrastrutture, dai produttori di energia elettrica a chi fa software”.
La Cina è pronta con l’auto elettrica a conquistare i mercati occidentali.
“L’Europa ha accolto tutti, dai giapponesi ai coreani, passando per gli americani.
In generale la concorrenza fa bene a tutti.
Ti costringe a cercare efficienze, a essere creativo e a trovare soluzioni.
Ti spinge a essere più veloce.
Ci piacerebbe, però, che le regole fossero le stesse per tutti, in qualsiasi campo di gioco, che sia in casa o in trasferta.
Questo è il nodo, soprattutto nel momento in cui l’Europa decide di dare all’industria automobilistica, unica al mondo, una dead line al 2035 per vendere prodotti a emissioni a zero, quindi elettrici.
Allo stesso tempo – ha spiegato – devi riuscire a garantire che la transizione avvenga con regole eque.
Questo è l’aspetto un po’ critico e su cui ci aspettiamo una riflessione: sono in gioco aziende di valore e posti di lavoro in Europa”.
La concorrenza cinese ha prodotto una guerra dei prezzi sull’elettrico.
“Noi preferiamo stare fuori.
Il taglio dei prezzi se non dipende da ragioni strutturali, che si chiamano riduzione dei costi, purtroppo è una misura pericolosa e di corto respiro.
E danneggia anche i clienti.
Rischiano di comprare una vettura il cui valore, un mese dopo, viene abbattuto.
La vera battaglia non è tagliare i prezzi, riducendo la salute economica dell’azienda.
La madre di tutte le battaglie è la riduzione dei costi dell’elettrico”, secondo Fusilli.
“Renault ha piani chiari.
E al di là delle scelte fatte rispetto ai piani di quotazione, Ampere è il perno della strategia: l’obiettivo industriale è quello di tagliare il 40% del costo delle auto elettriche.
Come sappiamo il costo della batteria in una vettura è del 40%, il costo delle materie prime della batteria è di circa l’80%.
Non c’è altra strada, quindi”, ha detto.








