Il Btp al 4,5% fa gola a tutti, anche alle reti di consulenti che, per loro mandato, consigliano i clienti per valorizzarne al massimo il portafoglio.
Stupisce quindi solo fino a un certo punto constatare che nei primi nove mesi del 2023 la quota di titoli di Stato nel patrimonio censito da Assoreti (associazione di categoria dell’industria) sia pressoché raddoppiato rispetto a fine 2022, superando quota 52 miliardi di euro.
A dicembre dello scorso anno il valore complessivo dei bond sovrani era a 27 miliardi, il 3,8% delle masse.
Ora questa quota è arrivata al 7%.
A ben guardare, scrive MF-Milano Finanza, l’intero universo obbligazionario ha fatto gola ai clienti delle reti.
Anche il valore di obbligazioni corporate in portafoglio si è valorizzato di oltre 7 miliardi, superando quota 27.
Che tradotto in percentuale rappresenta il 3,7% del patrimonio complessivo: un balzo importante dal 2,9% di fine 2022.
Considerando anche il buon incremento delle azioni (da 46 a 51 miliardi), il risparmio amministrato rappresenta ora quasi il 37% delle masse totali delle reti.
In numeri, 275 miliardi: 37 in più rispetto allo scorso anno.
Attenzione però: nonostante l’aumento relativo dei titoli di Stato racconti di una categoria di investitori evoluti (i clienti delle reti) che cercano rendimento nelle obbligazioni, più sicure a livello di cedola e meno costose, il risparmio gestito resta la parte preponderante del patrimonio complessivo.
A fine settembre, su 746 miliardi censiti da Assoreti (lievissimo calo dai 747 di fine giugno), 471 provenivano da fondi, gestioni patrimoniali e prodotti assicurativo-previdenziali.
Si tratta peraltro di un sensibile incremento, complici i mercati favorevoli, rispetto ai 461 di fine 2022.
Il risparmio gestito rappresenta ancora quasi due terzi di patrimonio, il 63,2%.
Il tutto a fronte di investitori meno liquidi: il cash in portafoglio è infatti sceso, rispetto a fine 2022, da 122 a 115 miliardi (15,4% delle masse).
Osservando le singole reti, il gruppo Intesa Sanpaolo si conferma campione assoluto, grazie ai 151 miliardi di Fideuram-Ispb, che si sommano ai 145 di Intesa Sanpaolo Private Banking e agli 8 di Iw Private Investments Sim.
Segue a 101 miliardi FinecoBank, appaiata a Banca Mediolanum, con masse sopra i 100 miliardi.
Quarto posto per Banca Generali, vicina agli 88.
“L’orientamento della consulenza”, ha ricordato Massimo Doris, presidente di Assoreti e ad di Banca Mediolanum, “è sempre più allineato a un approccio olistico, dove la programmazione degli investimenti e la diversificazione del portafoglio rappresentano fattori determinanti per una corretta gestione dei risparmi”.
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