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Quale sarà il futuro dello scambio di informazioni? E a che punto è l’Italia? | L’analisi di Salvatore Rossi

Salvatore Rossi sulla Stampa si interroga sul futuro dello scambio di informazioni, se sarà con la telefonia fissa che usa cavi sotterranei o sottomarini, o con quella mobile, che usa antenne dislocate capillarmente sul territorio, oppure con la telefonia satellitare.
“E – scrive – com’è messa l’Italia in questo turbinio tecnologico che sta per l’ennesima volta rivoluzionando il paesaggio delle telecomunicazioni?
Da un punto di vista tecnologico, la novità degli ultimi anni è consistita nel lancio di migliaia di piccoli satelliti a orbita terrestre bassa (cosiddetti Leo, low orbit) che consentono molto meglio dei satelliti geostazionari (situati più in alto e che ruotano insieme con la Terra) di assicurare connessioni facili.
Li gestiscono imprese private, fra cui spicca Starlink (divisione della SpaceX di Elon Musk) per quantità di satelliti posseduti e per l’anticipo con cui si è mossa.
La potenza di una connessione satellitare è comparabile con quella di una connessione mobile 5G o fissa in fibra?
Il rapporto è al massimo di 3 a 10, ma anche se fosse di 1 a 10 quell’1 sarebbe sufficiente per la gran parte degli usi che un utente medio contempla.
La telefonia satellitare – sottolinea Rossi – allo stato attuale e prospettico della tecnologia, non cancellerà rapidamente dalla faccia della terra le reti fisse e mobili.
Né può essere un complemento importante in alcune circostanze.
Ad esempio per collegare case sparse in zone montuose o di campagna che sarebbero impossibili da raggiungere con cavi, o da avvicinare con antenne, a meno di non sopportare costi ingentissimi; o in casi di disastri naturali o guerre che rendano e inservibili per molto tempo le reti di telefonia fissa e mobile; o anche per usi militari, purché siano garantiti tutti i presidi di sicurezza e segretezza delle informazioni.
Se ci si interroga sul futuro da appassionati di fantascienza, l’idea di un reticolo di satelliti che copra il cielo abbracciando tutto il pianeta e assicuri ogni tipo di comunicazione fra persone o fra macchine, estirpando dalla superficie terrestre fili e antenne, è suggestiva.
Non è detto che non ci si arrivi: tecnologia e dinamiche di mercato possono avere scarti improvvisi che scompaginano assetti e abitudini.
Ma allo stato attuale delle conoscenze siamo lungi dall’essere lì.
Certo conclude – amareggia il fatto che l’Europa, e in particolare l’Italia, appaiano in ritardo anche in questo settore della tecnologia”.

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