“Prima delle alleanze, prima degli stessi programmi, c’è una questione gigantesca che si chiama identità”. Venanzio Postiglione sul Corriere della Sera inquadra così la crisi dei partiti: “Si può anche piangere sul declino e forse la morte delle coalizioni, ma si sbaglia terreno di gioco.
Il tema è più chiaro (e più complicato): chi sono, cosa sono, le forze politiche. Quale cultura, quale baricentro, quale futuro. Come in un racconto di politica che sembra inventato – osserva l’editorialista – si sono presi la scena ancora Berlusconi e Bossi.
Il Cavaliere a teleguidare i suoi dal San Raffaele, mentre «i ragazzi» a Roma marciavano nel buio. Il Senatùr in aula a criticare Salvini, mentre si bruciava una rosa di candidati al giorno. Nel ’94 Forza Italia e la Lega portavano un mondo nuovo, che piacesse o meno. Gli azzurri immaginavano il partito liberale di massa, vedevano un orizzonte politico brillante, anche se poi è andata diversamente. I lumbard avevano il Nord nel cuore: la secessione per conquistare almeno l’autonomia, le ragioni delle imprese e del ceto medio soffocati dallo Stato.
La Lega ha messo sullo sfondo il Nord senza convincere il Centro e il Sud. Il problema della Lega, oggi, va oltre il Capitano: è la linea politica. E la stessa Giorgia Meloni, che esce più forte dal voto per il Quirinale, avrà molte cose da dire agli elettori presenti e potenziali: che cosa è nel 2022 la fiamma nel simbolo, se per l’Italia conta più von der Leyen o Orbán, quali sono i dirigenti del partito. Sui Cinque Stelle servirebbe un trattato. Il nemico esterno è diventato interno, ora la gogna online tocca a Di Maio.
Ma al di là dei duelli, al di là dei leader, al di là di un’intera legislatura passata a governare con tutti tranne Meloni, cos’è il Movimento? Si è detto come il Pd sia uscito bene dalla corsa per il Colle perché ha giocato in difesa, con il catenaccio e il contropiede. Ma per le elezioni nazionali, se ci riesce, servirà una partita a tutto campo, con gli attaccanti, i gol e anche il resto. Che arrivi il sistema proporzionale, come è possibile, o che resti l’attuale (brutta) legge elettorale, il passaggio del Quirinale ha ridimensionato le vecchie coalizioni e ha riportato le lancette delle forze politiche dove devono stare. All’inizio del giorno. Dove si riparte dal traguardo, dagli obiettivi, prima degli stessi compagni di viaggio. I dodici mesi e più da qui al voto – conclude Postiglione – saranno anche la prova generale di tutti i partiti italiani. Cosa sono, cosa vogliono”.
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