Antonio Polito sul Corriere della Sera si scaglia contro quella che definisce “Bonuslandia” e le sue conseguenze per le casse dello Stato (e non solo): “Ora che abbiamo anche il bonus per lo psicologo, forse possiamo fermarci un attimo e chiederci fin dove vogliamo arrivare.
Quanto ci costa, e quanto invece produce, Bonuslandia; il fantasmagorico mondo in cui l’austera legge di Milton Friedman, secondo cui non esistono pasti gratis, è stata spazzata via da un fiume di denaro pubblico, travolta da una valanga di «gratuitamente». Perché in realtà alla fine, come abbiamo visto con i bonus edilizi, il conto arriva, e qualcuno che paga c’è: sempre lui, il contribuente.
Bonus è un neologismo, in politica. Fino a qualche anno fa si diceva «incentivo», o «sussidio»: sullo sfondo restava così visibile l’obiettivo, la finalità, che era la crescita economica o la lotta alle disuguaglianze. Bonus – sottolinea l’editorialista – ha invece un’origine lessicale diversa: per il dizionario è la «gratifica», l’«abbuono», quello che il datore di lavoro concedeva a fine anno quando le cose andavano bene.
E per quanto l’irruzione del termine sia stata da molti messa in relazione all’utopia «new age» di un’era a Cinquestelle, in realtà la paternità spetta a Matteo Renzi. Da allora, però, Bonuslandia ne ha fatta di strada. Naturalmente in tutto l’Occidente gli Stati hanno speso, e tanto, per sostenere redditi ed economia durante la pandemia. Ma la domanda se quello dei bonus sia il metodo migliore è diventata più che lecita. Per molte ragioni. La prima delle quali è che non esiste una attenta valutazione costi benefici.
Al posto dei diritti di tutti, la parcellizzazione delle misure, in modo che siano ben riconoscibili a ogni settore di possibile consenso. Per questa sua discrezionalità, il bonus porta con sé le frodi come l’autunno le piogge: fatta la legge, trovato l’inganno.
Uscendo dalla pandemia, che tutto giustificava, forse dovremmo anche uscire dalla stagione dei bonus, progressivamente e razionalmente. Tanto più che l’epoca del deficit no-limits, del debito facile e dei tassi a zero, sta volgendo al termine. Ben presto i pasti torneranno a non essere gratis, e per i partiti che hanno fatto del bonus una cattiva pedagogia politica sarà davvero difficile spiegarlo ai loro elettori”.








