La crescita del Pil in Italia nel 2026 è stata rivista al rialzo dai previsori (a +0,8%) rispetto ad aprile (+0,5%), grazie ai primi 2 trimestri positivi.
Secondo la congiuntura flash di settembre del Centro Studi Confindustria, tra i motivi ci sono: l’inatteso calo della domanda mondiale di petrolio (specie in Cina e Giappone) che ha allungato i tempi della scarsità; il minor trasferimento dei rincari ai beni non energetici; il traino del Pnrr alle battute conclusive.
Ma, si legge nel documento, la “frenata è in vista”: il persistere della quasi completa chiusura di Hormuz tiene alto il prezzo del petrolio e quello del gas, ai livelli più alti da fine 2022 (ma molto più bassi della media 2022).
L’inflazione è in aumento e le banche centrali stanno alzando i tassi per arginarla.
Questo rallenterà consumi e investimenti, anche in Italia, e finisce nel terzo trimestre la spinta del Pnrr.








